Testimonianze di coraggio: Gian Matteo Sole, una vittima innocente

Gian Matteo Sole
22 Marzo 2018
Ultimo aggiornamento
Martedì 27 Marzo 2018, ore 09:13
Fu rapito e ucciso il 22 marzo 1995. Sua sorella era fidanzata inconsapevolmente con il figlio di un boss e Cosa Nostra ritenne che lui conoscesse informazioni particolari

La sera del 22 marzo del 1995 Gian Matteo Sole, di ritorno dal lavoro, venne fermato da due uomini che si spacciarono per poliziotti. Erano in realtà mafiosi. Uno dei due era Gaspare Spatuzza che, una volta pentito, raccontò del destino del giovane. Gian Matteo aveva 24 anni ed era un ragazzo per bene, cresciuto in una famiglia molto unita e con dei veri valori, amava il suo lavoro e la sua famiglia.. 

Dalle parole di Spatuzza emerse tutta l’estraneità dal mondo mafioso del ragazzo, ma questo non bastò a salvargli la vita: “Questo ragazzo non c'entrava niente, niente di niente, un'animella, un ragazzino veramente pane e acqua...”. Ciò che successe fu che la sorella Angela si innamorò di Marcello Grado, figlio del boss Gaetano Grado. Fu proprio questo amore che, alla fine, portò la morte in casa della famiglia Sole.

Attraverso di lui, la mafia di Brancaccio intendeva appurare la veridicità di una notizia che si era sparsa nell’ambiente, ossia un progetto di rapire i figli di Totò Riina. I Grado furono indicati tra coloro che avrebbero partecipato a quel piano. I corleonesi volevano quindi scoprire se quel giovane conoscesse qualche particolare. 

Gian Matteo è stata una delle tante vittime di mafia perfettamente innocenti, che erroneamente si pensa fossero nel posto sbagliato o nel momento sbagliato mentre, invece, erano i criminali a stare nel posto sbagliato per commettere le loro nefandezze. Potrebbero sembrano vittime “collaterali” ma in realtà proprio in questi omicidi di innocenti, spesso giovanissimi, la mafia mostra il suo vero, terribile volto. I responsabili dell’omicidio, Leolouca Bagarella , quale mandante e organizzatore, Antonino Mangano, Lo Nigro Cosimo, Gaspare Spatuzza, Nicolò Di Trapani, Giuseppe Guastella e Giusto Di Natale sono stati condannati dalla Corte di assise di Palermo con sentenza n. 1/99.

Lo Stato ha onorato il sacrificio di Gian Matteo quale vittima innocente di mafia, con il riconoscimento concesso a favore dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel processo, dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/99.