Testimonianze di coraggio: Gioacchino Crisafulli, l'impegno antimafia senza scadenza

Gioacchino Crisafulli
27 Aprile 2018
Ultimo aggiornamento
Sabato 27 Aprile 2019, ore 09:38
Appuntato dei Carabinieri, fu ucciso il 27 aprile 1983 a Palermo per aver bloccato un ingente traffico di denaro della mafia. Anche se in pensione da anni non aveva rinunciato al suo impegno contro le cosche

Il 27 aprile 1983 Gioacchino Crisafulli, appuntato dei Carabinieri in pensione, venne ucciso a Palermo in un agguato. Il militare dell'Arma aveva intercettato qualche giorno prima un carico di casseforti contenenti ingenti somme di denaro proventi dal commercio di stupefacenti. Insospettito per le manovre di un camion guidato da un "picciotto" nei pressi della sua abitazione, chiese spiegazioni, bloccando  e sequestrando il carico. I mafiosi, infastiditi dall’azione, lo uccisero qualche giorno dopo.

Crisafulli, in pensione dal 19 gennaio 1977, aveva maturato quasi 45 anni di anzianità tra quelli di servizio e le campagne di guerra. Dopo il collocamento a riposo si impegnò, così come successivamente il figlio Carmelo, maresciallo dei Carabinieri ora in pensione, nel contrasto dell'egemonia mafiosa dei terribili anni ‘80, anni in cui la mafia corleonese spadroneggiava.
Per il suo delitto è stato condannato all'ergastolo Gioacchino Cillari, con sentenza del Tribunale di Palermo del 16 novembre 2001, confermata da sentenza della Corte di Appello di Palermo. E’ stato, quindi, accertato che Cillari eseguì materialmente l’omicidio deciso all’interno di Cosa Nostra ed attuato per volere dei “Capi mandamento” Pippo Calò e Matteo Motisi, anch’essi condannati all’ergastolo.

Il 5 giugno 2017 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha conferito la Medaglia d’Oro al Merito Civile “alla memoria”. E’ stato riconosciuto vittima innocente della mafia, con decreto del ministero dell’Interno. Lo Stato ha onorato il sacrificio della vittima, con il riconoscimento concesso a favore dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel processo, dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/99.