Videoconferenza al Viminale con i rappresentanti delle comunità di fede

Palazzo Viminale
6 Maggio 2020
Ultimo aggiornamento
Venerdì 8 Maggio 2020, ore 10:39
Dialogo con le comunità religiose sullo svolgimento dei riti in emergenza Covid-19

Dialogo e confronto per risolvere, attraverso un approccio condiviso da fissare in un protocollo, i problemi con i quali le diverse pratiche religiose si stanno confrontando in relazione alle misure anti contagio da Covid-19.

Questo l'obiettivo dell'incontro organizzato, su indicazione del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, dal capo del dipartimento Libertà civili e Immigrazione Michele di Bari, collegato ieri dal Viminale in videoconferenza con i rappresentanti delle comunità di fede presenti in Italia, comprese quelle non firmatarie di intesa con lo Stato. 

Se l'approccio generale è finora improntato al senso di responsabilità in ordine al rispetto delle norme di protezione in vigore - come è emerso dagli interventi dei rappresentanti e come osservato anche dai professori Pierluigi Consorti (Uni Pisa) e Paolo Naso (Sapienza di Roma), intervenuti come consulenti - le difficoltà sono diverse.

Tra queste, l'individuazione di forme adeguate per realizzare la preghiera finale del Ramadan in vista della sua conclusione il 24 maggio prossimo poste in evidenza dai rappresentanti della Grande moschea di Roma e della Coreis, che hanno già dato indicazioni ai fedeli di privilegiare la preghiera individuale e domestica, evitando ogni assembramento.

C'è poi il problema della mobilità tra regioni dei ministri di culto per le funzioni pastorali evidenziati dai rappresentanti di Ortodossi, Mormoni, Baha'i ed Evangelici.

La difficoltà si pone a maggior ragione per i maestri buddhisti provenienti dall'Oriente, con le limitazioni all'ingresso in Italia, mentre la comunità Soka Gakkai ha esigenza di consegnare agli adepti un oggetto rituale necessario per la preghiera.

L'esigenza delle comunità ebraiche, ha spiegato il Rabbino capo di Roma, è quella di poter garantire la preghiera quotidiana, rituale che prevede la partecipazione di almeno 10 persone, preghiera che - non trattandosi di una celebrazione - potrebbe svolgersi nel rispetto delle misure anti contagio vigenti presso la sinagoga più vicina all'abitazione.

L'approccio individuato in questa fase istruttoria in vista dell'accordo è quello di risolvere casi particolari applicando criteri analoghi in base a quanto prevedono i provvedimenti in materia, ad esempio sugli spostamenti.

Il dialogo prosegue, ha assicurato il capo dipartimento di Bari, invitando i partecipanti a condividere altre eventuali osservazioni ed esprimendo apprezzamento per le modalità del confronto.