Villa confiscata a San Giusto Canavese destinata ad accogliere disabili. Lamorgese: segnale credibile di presenza dello Stato

 San Giusto Canavese - Bene confiscato alla mafia
10 Marzo 2021
Ultimo aggiornamento
Mercoledì 10 Marzo 2021, ore 17:09
Magistratura, Anbsc, prefettura, istituzioni, Forze dell'ordine, cittadini: la rete sul territorio contro la criminalità

«Riportare la legalità nei territori», linea conduttrice delle azioni dell'amministrazione dell'Interno, fondamenta per un'azione comune per nuove sinergie tra le istituzioni. Il ministro Luciana Lamorgese, oggi, si dice «contenta» di aver partecipato in videoconferenza alla giornata organizzata dal prefetto di Torino Claudio Palomba per la consegna di una villa confiscata alla criminalità organizzata nel comune di San Giusto Canavese. L'immobile sarà ora utilizzato per fini sociali e destinato ad accogliere soggetti in condizione di fragilità sociale. Una struttura con servizi residenziali di cura, assistenza e dialogo. 

«L'aggressione dei patrimoni accumulati dalle mafie e la loro restituzione al circuito della legalità», ha dichiarato il ministro «pilastri fondamentali della moderna legislazione antimafia, rappresentano fattori decisivi per una efficace strategia di contrasto alla criminalità organizzata. Oggi è una giornata importante. Riappropriarsi delle ricchezze illecitamente accumulate significa dare un segnale credibile di presenza dello Stato sul territorio».
«Conosco le difficoltà incontrate per liberare l'immobile - ha proseguito la responsabile del Viminale riferendosi anche all'incendio doloso del 2018 - con episodi di natura intimidatoria volti a ostacolare la presenza dello Stato in un territorio complicato». Ora, conclude, «l'auspicio è che il progetto possa avere pieno successo e che rappresenti un modello replicabile in altri territori».

Anche per il prefetto di Torino Claudio Palomba «restituire un bene che era nella disponibilità di un narcotrafficante del territorio è il segnale migliore di fiducia verso le istituzioni che si possa dare ai cittadini». E' stato un lavoro partito come progetto sperimentale con «una conferenza di servizi fatta circa un anno fa e che ci ha portato qui», ha spiegato ringraziando l'attività svolta dall'Agenzia dei beni confiscati, prima nella persona del prefetto Bruno Frattasi ed oggi in quella di Bruno Corda. Un periodo in cui si sono susseguite una serie di iniziative e atti che, tra Città metropolitana di Torino, regione Piemonte e chiunque si è impegnato nel promuovere il progetto, hanno consentito di dare questo bene ai cittadini. «Lo sforzo comune di istituzioni e terzo settore sta dando ottimi risultati».

Per il direttore dell'Agenzia dei beni confiscati Bruno Corda «la storia e l'attività che riguarda il bene di San Giusto Canavese è estremamente emblematica, sia per le criticità che si incontrano quotidianamente per quanto riguarda i beni confiscati, sia per quanto riguarda le soluzioni che sono state adottate». Tra le criticità è stato ricordato: il fatto che il bene sia collocato in un piccolo comune, con grande difficoltà da parte dell'Ente di poter optare di gestirlo direttamente; lo stato in cui si trova nel momento della confisca e, quindi, la condizione di deterioramento al quale è stato sottoposto e gli atti di danneggiamento (spesso intimidatori nei confronti delle istituzioni) che vengono effettuati dai criminali prima di lasciare il bene; la gestione della sicurezza, specialmente in caso di sgombero.
«Quasi tutti i beni confiscati che vanno in gestione dell'Agenzia presentano, purtroppo, la caratteristica di non essere immediatamente utilizzabili», afferma Corda. Di contro, però,  le soluzioni che nel tempo sono diventate prassi, frutto dell'esperienza maturata negli anni. L'elemento principale è la creazione di una rete interistituzionale che, nel caso della villa a San Giusto Canavese, ha reso possibile la sua riassegnazione e il riutilizzo a fini sociali. L'individuazione di una metodica nuova, quella individuata dal prefetto Bruno Frattasi, e del grande lavoro fatto nell'organizzare l'Agenzia e velocizzare le procedure. L'utilizzo della Conferenza dei servizi, che è diventata una regola stabile per quanto attiene le attività dell'Agenzia. Il ruolo del prefetto, della prefettura, dei nuclei di supporto, oggi estremamente indispensabili.

«Le cose buone avvengono quando ognuno fa la sua parte», ha affermato il presidente della regione Piemonte Alberto Cirio. «Oggi ci stiamo iniettando un vaccino, contro la criminalità, e stiamo dando ai nostri figli un esempio concreto e materiale di legalità». L'invito è a non considerare questa come un punto di arrivo: «Non dobbiamo fermarci qua», afferma Cirio. La meta raggiunta «deve essere uno stimolo. Stiamo vivendo una stagione che ci porterà a far ripartire il nostro Paese». Contro la criminalità e il malaffare è fondamentale «innalzare al massimo il livello di attenzione».

Il sindaco di Torino Chiara Appendino ha ricordato la particolare importanza di momenti come quello vissuto oggi. Rappresentano «segnali di speranza e presenza dello Stato». Si tratta di un lavoro di squadra dove ognuno ha fatto la sua parte. La città metropolitana che ha preso possesso del bene, l’investimento economico fatto dalla regione Piemonte, l’inizio dei lavori, la rimozione di abusi edilizi, l’impegno del Terzo settore per il riutilizzo a fini sociali.

Il presidente nazionale di Libera Don Luigi Ciotti ha ricordato, nel suo intervento, che «la confisca è uno schiaffo alle violenze criminali e ai loro patrimoni. L'uso sociale del bene confiscato è la migliore bonifica sociale e culturale, è risveglio delle coscienze, è il rifiuto della rassegnazione e della paura». L'obiettivo di istituzioni e collettività è di trasformare il bene confiscato da «esclusivo» a «inclusivo», da strumento di potere a veicolo di democrazia. Ed oggi, prosegue Don Luigi Ciotti, «qui stiamo compiendo un atto di democrazia. Per eliminare la corruzione e le mafie ciascuno deve fare la propria parte». L'invito è ad una consapevolezza che unisce tutte le forze perché «la malattia più temibile - conclude - è la delega, la rassegnazione, l'indifferenza. La responsabilità (a cui tutti sono chiamati) è la cinghia di trasmissione tra confisca e riutilizzo del bene».

Anche il sindaco di San Giusto Canavese, Giosi Boggio, parla di un «giorno di festa, perché grazie al lavoro svolto con grande sinergia tra le istituzioni si è arrivati a concretizzare quello che sembrava impossibile, quello che sembrava solo un sogno. Dal bene confiscato al bene comune, destinato alla collettività».

Al termine dell'incontro è stata sottoscritta la concessione del bene tra la città metropolitana di Torino e la cooperativa assegnataria Pro.ge.s.t. S.c.s.