Ministero dell'Interno

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Lamorgese: emersione per duecentomila migranti, non è un condono

14 Maggio 2020
Il ministro dell'Interno in un'intervista al Corriere della Sera

Giovanni Bianconi

Ministra dell'Interno Luciana Lamorgese, è soddisfatta per l'accordo sulla regolarizzazione di lavoratori agricoli e domestici?

«Con i colleghi Bellanova, Catalfo e Provenzano abbiamo fatto le ore piccole per arrivare a un testo condiviso. La soddisfazione, dunque, va ascritta all'intero governo che alla fine è stato in grado di fornire una risposta a tutte le esigenze avanzate durante il nostro confronto».

La sua collega Bellanova s'è addirittura commossa...

«Apprezzo la passione con cui ha lavorato. Per parte mia credo che questo provvedimento di regolarizzazione e di emersione garantisca allo stesso tempo, soprattutto nel contesto emergenziale attuale, la dignità delle persone, la sicurezza sanitaria, la tutela della legalità e le esigenze del mercato del lavoro».

Come avete superato i timori e le resistenze dei Cinque Stelle?

«In questi giorni, domeniche comprese, abbiamo lavorato fino a tarda sera e io sono molto soddisfatta perché il Viminale ha saputo essere un punto di riferimento per gli altri ministri, e insieme abbiamo saputo comporre tutti i pezzi del puzzle. A volte, quando la politica sembra Lo scudo penale La sospensione dei procedimenti penali per d datore di lavoro è esclusa peri reati più gravi, senza eccezione alcuna La lotta al caporalato Adesso si rischia di più se si ricorre al caporalato per assumere chi, magari proprio con questa procedura, ha ottenuto il permesso di soggiorno arenarsi su posizioni inconciliabili, sapersi porre in ascolto e valutare nel merito le ragioni di tutti può risolvere situazioni apparentemente senza via d'uscita. E come tecnico che ha l'onore di ricoprire la carica di ministro dell'Interno, penso di aver saputo contribuire a tradurre in norma condivisa le istanze manifestate da tutte le componenti».

Ha mai temuto che le schermaglie politiche tra i partiti di maggioranza potessero far saltare l'accordo?

«Nella mia lunga esperienza da prefetto ho dovuto gestire numerosi e complicati tavoli di confronto, imparando che gli spazi per una soluzione soddisfacente per tutti non si esauriscono neanche quando i toni salgono di livello».

Non è che pure voi avete ceduto alla vecchia logica dei condoni?

«Non è un "condono" ma una procedura di emersione e di regolarizzazione che, al pari di quanto fatto da altri governi, accende un faro sui rapporti di lavoro e sugli immigrati irregolari sui quali, ora, potremmo disporre dei dati anagrafici, previdenziali e sanitari. Compresi quelli utili a gestire l'emergenza Covid-19 anche in contesti sociali difficili da monitorare».

Vi accuseranno di un colpo di spugna sull'immigrazione clandestina.

«Chi parla di "colpo di spugna" vuol far credere che questa procedura di emersione e regolarizzazione riguardi indistintamente tutti i datori di lavoro e tutti i lavoratori, ma non è così. Sono previste accurate verifiche, prima dell'accoglimento della domanda, su condanne e procedimenti penali pendenti».

Quali sono i limiti allo scudo penale per datori di lavoro e lavoratori che si autodenunciano?

«C'è un doppio filtro che deve rassicurare tutti. Il primo: la sospensione dei procedimenti penali per il datore di lavoro è esclusa, senza eccezione alcuna, per i reati più gravi, come quelli di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, di tratta finalizzata alla prostituzione e allo sfruttamento dei minori, di riduzione o mantenimento in schiavitù, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il secondo: non può essere ammesso alla regolarizzazione il lavoratore straniero verso cui sia stato emesso un provvedimento di espulsione per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, o se è stato condannato per reati contro la libertà personale, droga e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina».

Non c'è il rischio di nuovi reclutamenti “in nero” di stranieri che potranno essere regolarizzati per aver già lavorato in Italia?

«Per evitarlo abbiamo previsto l'aggravamento delle sanzioni al datore di lavoro che assume e impiega manodopera mediante attività di intermediazione illecita, sfruttando i lavoratori e approfittando del loro stato di bisogno. In altre parole: ora rischia di più chi ricorre al caporalato per assumere chi, magari, ha ottenuto proprio ora un permesso di soggiorno provvisorio grazie a questa procedura di regolarizzazione ed emersione».

Quante persone potranno “emergere” grazie a questo provvedimento?

«Il numero di richieste potrebbe collocarsi a metà strada tra la regolarizzazione del governo Berlusconi, circa 300 mila domande, e quella del governo Monti, circa 100 mila. E i costi sostenuti dal Viminale si prevede siano coperti dal gettito derivante dai contributi forfettari richiesti al datore di lavoro e al lavoratore».

Che segnali sono arrivati dal monitoraggio che lei ha chiesto ai prefetti sui rischi di infiltrazione mafiosa nelle crisi economica da Covid?

«Purtroppo il rischio è alto, e i prefetti hanno già avviato, a seguito della mia direttiva, un'azione specifica di prevenzione sui territori. I tentativi di infiltrazione criminale riguardano sia i settori produttivi che hanno continuato a operare durante la prima fase dell'emergenza, sia quelli che hanno subito perdite a causa del lockdown. Soprattutto i piccoli imprenditori a corto di liquidità potrebbero esporsi ai tentacoli dell'usura».

Ma la semplificazione della burocrazia che rallenta gli aiuti governativi, non sarebbe una forma di prevenzione di disagi e possibili tensioni sociali, prima ancora delle misure di ordine pubblico?

«La rapida erogazione delle ingenti risorse destinate a famiglie e imprese è fondamentale. I ritardi, infatti, rischiano di favorire i sodalizi criminali che possono mettere immediatamente a disposizione i loro aiuti. E quindi necessario evitare inutili aggravamenti procedurali. Ma non per questo si può rinunciare ai controlli. In questa direzione va il protocollo del Viminale e del ministero dell'Economia con la Sace (Cassa depositi e prestiti, ndr), che coniuga velocità dell'accesso e rigoroso accertamento della sussistenza di infiltrazioni criminali, attraverso la revoca della erogazione nel caso di adozione di una interdittiva antimafia. Un modello ora recepito dall'articolo 28 del decreto legge appena approvato che disciplina l'accesso al contributo a fondo perduto».

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