Ministero dell'Interno

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«Attenti ai boss che si dissociano per la pena soft»

16 Dicembre 2019

Tema:

Intervista del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese al quotidiano Il Mattino

di Leandro Del Gaudio

Tanti boss della camorra si dissociano con una lettera inviata in Procura. Quale significato assume questa scelta? 
«Negli ultimi tempi le richieste di dissociazione appaiono in aumento e sembrano esprimere una strategia processuale finalizzata ad accedere alle misure premiali previste per i detenuti condannati in via definitiva. Un cambiamento, questo, che potrebbe avere come obbiettivo i possibili effetti delle recenti sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e della Corte Costituzionale, che hanno sancito la parziale incostituzionalità del cosiddetto "ergastolo ostativo". Ai boss, ora, non è preclusa la possibilità di scontare pene inferiori rispetto a quella 'a vita' e di accedere a permessi premiali. Tale problematica è costantemente seguita anche dal Ministero dell'Interno».

Emergenza camorra, contatti tra clan e immigrati, ma anche allarme organici nelle forze di polizia: ne parliamo con il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, che analizza con il Mattino lo scenario attuale nell'area metropolitana. Dinanzi alla commissione antimafia, il procuratore Melillo ha parlato di scenario di faida a bassa intensità. Di recente il ministero dell'interno ha promesso per Napoli l'arrivo di nuove forze di polizia: crede che possano bastare a risolvere il trentennale conflitto tra i Mazzarella e l'Alleanza di Secondigliano?
«Nei primi 10 mesi dei 2019, l'azione di contrasto condotta dalle forze di polizia nella provincia di Napoli ha consentito la denuncia o l'arresto di 323 persone per associazione di tipo mafioso e l'esecuzione di numerose operazioni di polizia giudiziaria. La situazione della criminalità organizzata nel capoluogo partenopeo, già particolarmente variegata, appare comunque in continua evoluzione. Si registrano alcune azioni violente tra componenti dei vari clan per la ricerca e l'affermazione della leadership nei vari quartieri. Va anche detto che la vita nei contesti degradati e la diseguaglianza socio-economica costituiscono l'habitat ideale per le organizzazioni camorristiche che finiscono per attrarre tanti giovani. Anche per questo, la prefettura di Napoli, fin dal 2017, ha istituito un apposito tavolo sul tema del disagio e della devianza giovanile e ha avviato, con i fondi del Pon Legalità, un progetto quinquennale per la presa in carico di 300 minori, tra i 6 e i 18 anni, a grave rischio di  esclusione sociale. Altra iniziativa in materia di contrasto alla devianza giovanile è quella dei cosiddetti maestri di strada, anche questa finanziata con risorse del Pon. Ma Napoli è una città in cui bisogna sempre tenere alta la guardia. In alcune realtà è presente anche una generazione di nuove leve particolarmente agguerrite e contrapposte che affermano la loro presenza con modalità violente e volutamente eclatanti che mettono a repentaglio l'incolumità dei cittadini e allarmano interi quartieri. Le forze di polizia, quindi, stanno compiendo ogni sforzo possibile per rendere più serrato il controllo del territorio»

Altra questione centrale nel contrasto al crimine riguarda il pensionamento della parte migliore della nostra intelligence, causa «quota cento». Eppure il crimine organizzato oggi ricicla e converte proventi di racket e droga, con strategie sempre più sofisticate. C'è il rischio di un arretramento investigativo? 
«I vertici delle forze di polizia seguono con attenzione il turn-over del personale e, nel caso di particolari professionalità, hanno cura di assicurare un affiancamento del personale più giovane a quello in possesso di maggiore anzianità ed esperienza. Inoltre, i numerosi concorsi succedutisi negli ultimi anni hanno visto la partecipazione di candidati sempre più preparati e dotati di titoli di studio fortemente legati alla professione: ciò garantisce in termini numerici e di know-how un adeguato turn-over del personale cessato dal servizio per raggiunti limiti d'età». 

Uno dei fenomeni criminali cittadini riguarda le aggressioni all'interno degli ospedali, a che punto è il progetto di collegare la Questura ed i pronto soccorso allarmi e videosorveglianza? 
«II fenomeno, purtroppo frequente, delle aggressioni nei confronti di medici e operatori delle strutture sanitarie è da tempo all'attenzione del Ministero dell'Interno. In alcune realtà, come quella di Napoli, sono già operativi piani di intensificazione della vigilanza mobile presso gli ospedali e sono attivi canali di comunicazione diretti con i presidi delle Forze di polizia. Sempre a Napoli è stata avviata la fase esecutiva del progetto di adeguamento tecnologico dei sistemi di videosorveglianza già esistenti al fine di consentire anche la messa in rete con le sale operative».

Il 10 dicembre, altri 10 immobili confiscati alla camorra dei Nuvoletta-Polverino di Marano, saranno riconsegnati al comune di Marano, anche se resta attuale il problema del riutilizzo di queste strutture strappate al clan grazie a processi lunghi e dispendiosi. Sono centinaia i terreni e gli immobili confiscati ai Nuvoletta-Polverino, anche se sono pochissime le acquisizioni che si sono trasformate in esempi virtuosi di riutilizzo, cosa risponde alle inevitabili perplessità da parte della società civile? 
«Il processo di riuso per finalità sociali dei beni immobili confiscati è spesso intriso di difficoltà, che sono la naturale conseguenza della provenienza criminale del bene e nascono anche da altre criticità frequentemente legate ai tempi lunghi che intercorrono tra il sequestro e la confisca definitiva. Naturalmente, queste difficoltà si sono registrate e si registrano anche per i beni confiscati al clan Polverino, al quale sono stati sottratti complessivamente qualcosa come 151 beni immobili, riutilizzati anche per esigenze logistiche dell'Arma dei Carabinieri. Il Comune di Marano ha svolto un ruolo significativo in questa vicenda, manifestando interesse sia in una precedente occasione sia qualche giorno fa, per l'acquisizione di un certo numero di beni, che in parte verranno destinati a finalità sociali e in parte a finalità economiche. Ovviamente bisognerà sostenere il Comune in questo sforzo, superando la criticità principale che vede questi beni ancora parzialmente occupati; e, in tal senso, sono state già calendarizzate, d'intesa tra l'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e la Prefettura di Napoli, le operazioni di sgombero. Altrettanto significativo è stato l'apporto fornito dal Comune di Quarto che nell'ultima conferenza di servizi ha manifestato l'interesse all'acquisizione di 60 su 61 della confisca Polverino che ricadono in quel territorio comunale».

Uno dei punti critici del contrasto all'illegalità riguarda la difficoltà di reperire i cosiddetti braccialetti elettronici. In circolazione sull'intero territorio nazionale ci sono ancora pochi dispositivi rispetto alle esigenze: una questione che non dipende direttamente dal ministero dell'interno, ma che rappresenta un tema aperto in materia di prevenzione e di esecuzione delle pene. Quale è il suo giudizio? 
«Risultano 4.367 braccialetti elettronici attivati sul territorio nazionale di cui ben 4307 riguardano persone agli arresti domiciliari mentre sono 57 i dispositivi da collocare nelle prossime settimane. Il Ministero dell'Interno ha investito circa 23 milioni di euro per un contratto che prevede la possibilità di attivare ogni mese anche 1.200 braccialetti elettronici se richiesti dall'autorità giudiziaria. Questo tipo di dotazione tecnologica è molto utile, non solo a Napoli, per l'esecuzione della pena fuori dal carcere e in materia di prevenzione dei reati, da ultimo anche contro lo stalking. L'amministrazione dell'Interno è dunque molto attenta alle richieste dell'autorità giudiziaria per l'utilizzo di questo strumento di sorveglianza elettronica».

Codice Rosso, a Napoli solo a novembre c'è stato un boom di reati legati ad aggressioni contro le cosiddette fasce deboli (per lo più aggressioni contro le donne), numeri che richiedono preparazione e strutture ad hoc per le forze di polizia. Come giudica i primi mesi dalla nuova legge chiamata codice rosso? 
«In tre mesi - dal 9 agosto scorso, data di entrata in vigore della legge sul cosiddetto Codice Rosso, al 30 novembre - ci sono già numerose denunce connesse alle nuove fattispecie di reato introdotte in materia di violenza di genere. Il dato, oltre a fornire l'ampiezza del fenomeno, consente di evidenziare come l'attività repressiva delle forze di polizia, ma anche di "vicinanza" alle vittime con l'impiego di personale altamente specializzato nella gestione di tali delicati eventi, abbia fatto crescere la fiducia nelle istituzioni da parte delle persone coinvolte da queste odiose condotte. Le vittime, infatti si rivolgono sempre più spesso ai presidi di polizia, anche per il tramite di patronati o associazioni, denunciando gli autori e facendo in tal modo emergere il fenomeno nella sua reale dimensione».

Immigrati e camorra, esiste un corto circuito? C'è allarme dal suo osservatorio? 
«Le più recenti attività investigative non hanno evidenziato commistioni stabili tra organizzazioni criminali straniere e clan camorristici operativi in città e provincia. Vi sono, però, contatti fra i due "mondi criminali" per ciò che attiene al traffico internazionale ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, nonché alla contraffazione ed alla commercializzazione di merce griffata realizzata in fabbriche clandestine e venduta sui mercati campani e nelle altre province italiane. La camorra, specie nell'area centrale della città di Napoli, si avvale di stranieri per consumare alcune tipologie di reato come furti, piccole rapine, spaccio di droga. Anche in questo campo è costante l'attività della Forze di polizia che, tra il 1° gennaio e il 31 ottobre 2019, ha portato all'arresto o alla denuncia nella provincia di Napoli di 4.949 cittadini stranieri».

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