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Intervento del ministro Lamorgese alla XXXVI Assemblea annuale Anci

20 Novembre 2019
I Sessione: Cambiamento climatico, mutamenti demografici, innovazione tecnologica e sociale: le sfide epocali del nostro tempo impongono un cambiamento nei nostri stili di vita e nel nostro modello di sviluppo. Come operare perché questo cambiamento muova verso il benessere e la sostenibilità?

Autorità, Cari Amministratori,

        desidero, innanzi tutto, ringraziare il Presidente Decaro per l’invito a partecipare all’Assemblea dell’ANCI e rivolgere un saluto a tutti i sindaci d’Italia, che con passione civile e politica svolgono ogni giorno la loro missione al servizio delle rispettive comunità.

        Come Ministro dell’interno sento in modo particolare la responsabilità che mi deriva dall’aprire l’odierna sessione di lavoro, incentrata su complesse tematiche di stretta attualità, quali i cambiamenti climatici e i connessi mutamenti demografici e le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e sociale per il miglioramento dei nostri stili di vita.

        Il clima è oggi, come noto, sempre più all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale particolarmente sensibile  sui temi della riduzione delle emissioni di anidride carbonica e, con esse, della temperatura terrestre.

         Carestie, siccità, innalzamento del livello delle acque,  esondazioni di fiumi e altri simili fenomeni sono in grado di alterare, in modo drammatico, le condizioni di vita delle popolazioni del pianeta, innescando processi migratori ed emergenze umanitarie di vasta portata.

        Anche nei nostri territori gli stili di vita sono fortemente condizionati, in modo negativo, da eventi estremi.

        Quest’ultimi, fra l’altro, richiamano tutti noi sulla necessità di mantenere sempre alta l’attenzione, anche nell’ottica di ottimizzare ulteriormente i processi di allertamento e di gestione delle emergenze, in relazione alle quali sindaci, prefetture e Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco sono in prima linea a fianco delle popolazioni colpite.

        Permettetemi, al riguardo, di ricordare che il Ministro dell’interno è per definizione l’organo politico che deve rivolgere una cura particolare a tutti i fermenti e problemi che si agitano nella società civile - e l’emergenza climatica è uno di questi - specie quando riguardano da vicino le autonomie territoriali e le loro popolazioni.

        Il Dicastero dell’interno, come «Casa delle Autonomie», è vicina agli amministratori, specie con le sue articolazioni periferiche, e in particolar modo le prefetture, per supportarli anche in questa loro opera di prevenzione e gestione delle emergenze climatiche, a partire dalle pianificazioni di protezione civile che vanno costantemente aggiornate e testate con periodiche esercitazioni.

        Non è un caso che l’Amministrazione che rappresento sia particolarmente sensibile alla tematica della messa in sicurezza del nostro territorio e del patrimonio infrastrutturale, con specifico riferimento alle vie di comunicazione (strade, ponti, viadotti) e agli edifici pubblici come le scuole.

        Sul punto, è interessante evidenziare che il Ministero dell’interno registra costantemente una forte esigenza dei Comuni di disporre di risorse finanziarie per attenuare i rischi che il dissesto idrogeologico, l’usura del tempo e le emergenze climatiche possono arrecare al nostro patrimonio immobiliare.

        Proprio per far fronte a quest’esigenza si sta lavorando affinché nell’ambito della prossima legge di Bilancio 2020 venga previsto un potenziamento dei fondi da destinare alla manutenzione viaria, allo sviluppo sostenibile e a progetti di efficientamento energetico.        

        Più in generale, osservo che questa XXXVI^ Assemblea annuale pone al centro della sua attenzione tre «azioni» tipiche di una buona amministrazione: «ascoltare», «decidere» e «migliorare».

        Ed è sull’ascolto, in particolare, che vorrei soffermare l’attenzione per ricordare a me stessa la promessa fatta all’atto di assumere l’incarico di Ministro dell’interno di porre particolare attenzione, come ho fatto da prefetto, alle richieste e alle indicazioni che mi verranno dai sindaci.

        Lo dico perché sono fermamente convinta che questa sia l’unica strada per consolidare la funzione del Ministero dell’interno, quale nevralgico punto di riferimento istituzionale per il sistema delle autonomie locali nel nostro Paese.

        In tale contesto, sono consapevole di molte delle aspettative che l’ANCI nutre e che ha rappresentato nelle varie sedi istituzionali, a partire dal miglioramento dello status giuridico ed economico degli amministratori, soprattutto dei piccoli Comuni.

        Così come è molto sentito il problema degli atti intimidatori nei confronti degli amministratori che è mia ferma intenzione contrastare con severità, anche attraverso un nuovo impulso all’attività del relativo Osservatorio nazionale istituito presso il Ministero dell’interno dalla legge 105 del 2017.

        In proposito, il 22 ottobre scorso, ho disposto l’invio di una circolare a tutti i Prefetti delle sedi capoluogo di regione perché valorizzino ulteriormente l’attività degli Osservatori regionali, attraverso il confronto con i rappresentanti delle Associazioni degli amministratori locali e delle altre Istituzioni e, ove ritenuto opportuno, con le vittime degli atti intimidatori.

        Tali sedi, infatti, dovranno sempre più rappresentare il luogo di riferimento, a livello territoriale, per concepire concrete iniziative e proposte, ivi incluse quelle di carattere normativo, volte a sostenere gli amministratori stessi, nonché progetti formativi e di promozione della legalità.

        Il Ministero dell’interno ha, inoltre, ben presente la necessità di favorire in ogni modo iniziative legislative finalizzate a introdurre, specie per i Comuni di medie e piccole dimensioni, semplificazioni di natura ordinamentale.

         Mi riferisco, ad esempio, all’ulteriore semplificazione degli adempimenti contabili e amministrativi dei Comuni di piccole dimensioni (contabilità economico-patrimoniale e bilancio consolidato).

        Ed ancora, penso alla necessità di interventi volti ad assicurare una maggiore flessibilità delle nuove procedure del Codice degli appalti, intesa a semplificare l’azione dei piccoli Comuni e a contenere, così, la portata dei conteziosi, che spesso rallentano le procedure di affidamento dei lavori e delle forniture[1].  

        Ritengo, inoltre, prioritario considerare ogni opportunità per convogliare nuove risorse agli Enti locali, che consentano assunzioni di personale sempre più qualificato soprattutto per quelli che versano in situazioni di dissesto o in gravi difficoltà economiche.

        Occorrerà, inoltre, favorire gli Enti che dal punto di vista finanziario hanno la possibilità di assumere personale anche oltre gli attuali vincoli normativi legati alle capacità di turnover.

        Sono, inoltre, indispensabili, accanto alle iniziative già avviate[2], nuove procedure concorsuali per colmare i vuoti di organico nell’ambito della categoria dei Segretari comunali[3], che rappresentano, sul territorio, un presidio di legalità e un imprescindibile ausilio per i sindaci, soprattutto per quelli dei Comuni di piccole dimensioni.

        Sono, altresì, consapevole che sul tema delle risorse finanziarie molto resta ancora da fare anche se non vanno sottaciuti gli sforzi compiuti finora dal Governo come, ad esempio, sul fronte dell’agevolazione e del sostegno ai processi di fusione, il cui fondo potrà oggi contare su un incremento di 30 milioni di euro a seguito della recente entrata in vigore del decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124 (decreto Fiscale), attualmente in fase di conversione.

        Ritengo, inoltre che la revisione organica del Tuel, che il Parlamento ha indicato al Governo in occasione dell’approvazione della nota di aggiornamento del DEF, sarà l’occasione per un riordino istituzionale, anche delle Province e delle Città Metropolitane, motori di innovazione e di internazionalizzazione.

        Quale Ministro dell’Interno non posso in questa Assemblea, davanti a tanti sindaci, non ringraziarli per il tanto impegno che hanno dedicato e che tuttora dedicano, in raccordo con le Prefetture, sul tema dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei processi di integrazione, esempi che fanno onore al vostro ruolo di primi cittadini.

        Un altro grande tema su cui voglio impegnarmi insieme a voi è quello della «sicurezza», che coinvolge direttamente gli Amministratori locali, la cui azione dovrà svilupparsi sempre più in sinergia con il Ministero dell’interno per arginare efficacemente i fenomeni criminali.

        Credo che si possa convenire sul fatto che la sicurezza rappresenta una componente basilare per accompagnare l’azione di rilancio del tessuto economico produttivo del nostro Paese e per garantire nel contempo il benessere socio-economico di ogni cittadino.

        Essa, peraltro, rappresenta un bene che non viene associato più esclusivamente alla adeguatezza della risposta dello Stato in termini di prevenzione e repressione della delinquenza, ma anche (e sempre più spesso) alla capacità di tutela di altri beni di valore sociale: penso, ad esempio, alla qualità della vita urbana, ai problemi del degrado e dell’inciviltà.

        Dunque, la sicurezza viene ad acquisire, a mio parere, una connotazione aperta e inclusiva, i cui obiettivi non si risolvono soltanto nell’abbattimento dei livelli delinquenziali, nello sconfiggere il crimine, ma implicano qualcos’altro.

        Il quid in più a cui mi riferisco riguarda la capacità di interpretare l’evoluzione degli scenari, di leggere le dinamiche sociali e immaginare, in concreto, delle risposte coinvolgenti, che mettano in movimento tutte le energie disponibili in relazione ai diversi contesti territoriali che caratterizzano la nostra realtà nazionale.

        In più di un’occasione ho ricordato come la sicurezza si stia sempre più allontanando dalla sua originaria dimensione statuale per collocarsi in uno spazio più ampio di partecipazione e collaborazione tra più attori, pubblici e privati, in un assetto nel quale lo Stato si pone come mediatore e garante dell’interesse generale.

        Ritengo, infatti, che solo attraverso le concrete progettualità messe in campo da tutte le componenti della società civile, chiamate a contribuire al sistema sicurezza, si può realizzare una dimensione in cui la sicurezza possa anche garantire l’esercizio dei diritti di libertà costituzionalmente garantiti.

        Mi piace in proposito ricordare che una società tanto è più sicura, tanto più tende a garantire il cittadino, a liberarlo dalla paura, quindi a creare le condizioni per la “fruizione effettiva” dei suoi diritti, nel solco di quella vitale concezione della sfera politico-sociale, che trova accoglimento nell’art. 3 della nostra Carta fondamentale e nel riconoscimento di tutti quei diritti sociali ed economici che permettono la crescita economica del Paese.

        In tale ottica mi riprometto di incontrare i sindaci a partire dalla grandi città per confrontarmi concretamente con loro su tale delicata tematica e per focalizzare meglio le criticità specifiche del territorio, coinvolgendo, nel contempo, i prefetti per ottimizzare l’armoniosa e virtuosa interazione fra gli apparati statali di sicurezza e le autonomie locali.

        Una particolare attenzione va riservata al tema della criminalità organizzata capace di infiltrare non solamente il tessuto della nostra economia, ma anche di condizionare la vita delle Istituzioni ivi compresa quella degli Enti locali.

        Consapevole di ciò, a fine ottobre ho inaugurato un dialogo, che spero di contribuire a rendere vitale e ricco di spunti di riflessione, con la Commissione parlamentare antimafia nella consapevolezza che quella sede costituisca il luogo naturale dove progettare strategie per il contrasto alle mafie, anche nell’ottica di salvaguardare il buon andamento e l’imparzialità delle amministrazioni locali.

        Oggi più di ieri le mafie rappresentano una «piaga» che può essere sconfitta con il contributo di tutte le parti sane della società e con un’intelligente opera di prevenzione e repressione condotta dallo Stato grazie al preziosissimo contributo delle donne e degli uomini delle nostre Forze di polizia.

        In conclusione, anche in relazione alla tematica della odierna sessione di lavoro, la criminalità organizzata rappresenta un fattore inquinante non soltanto della vita economica ed istituzionale del Paese, ma anche sul piano ambientale come dimostra, purtroppo, in tutta la sua inequivocabile attualità, il fenomeno delle ecomafie.

        Anche in questo caso sia l’azione preventiva dei prefetti e delle Forze di polizia, sia quella repressiva della magistratura non sarebbero da sole sufficienti a contrastare le mafie senza il sostegno della società civile e, in primo luogo, delle popolazioni direttamente colpite dalle condotte illecite delle criminalità organizzate, che senza scrupoli distruggono - assieme ai suoli, alle falde acquifere, alle nostre campagne, ai nostri raccolti, ai nostri mari - anche il futuro delle nuove generazioni.

        Concludo rivolgendo, pertanto, i più calorosi sentimenti di apprezzamento all’ANCI per avermi voluto coinvolgere in questa Assemblea e consentito, così, di confrontarmi con i rappresentanti delle Comunità locali, ai quali rinnovo la mia gratitudine per il grandissimo impegno che mettono in campo quotidianamente per affiancare lo Stato nell’azione di tutela dei diritti civili e sociali dei cittadini e nella promozione della cultura della legalità.

   Auguro, quindi, a tutti i presenti buon lavoro.

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