Ministero dell'Interno

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Lamorgese: «Controlli rafforzati per la Pasqua blindata. Non si deve vanificare lo sforzo di un Paese»

10 Aprile 2020

Tema:

Intervista del ministro dell'Interno al quotidiano Il Corriere della Sera

di Giovanni Bianconi 

In nome dell'emergenza sanitaria gli italiani sono costretti a trascorrere la Pasqua chiusi in casa. Che cosa può dire loro la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese? 
«Che anche a Pasqua dobbiamo rimanere tutti a casa per il nostro bene e dei nostri cari, e per consentire all'Italia di ripartire il prima possibile. Per questo i controlli sugli spostamenti affidati alle forze di polizia sono stati rafforzati, per scongiurare i trasferimenti nelle seconde case e nelle località turistiche; chi non potrà giustificare i propri spostamenti verrà sanzionato. Però vorrei dire che "ognuno di noi è il miglior controllore di sé stesso": un richiamo all'autodisciplina per il rispetto delle regole come atto collettivo di responsabilità. Capisco che, chiusi in casa e con l'arrivo della bella stagione, gli italiani abbiano un gran desiderio di tornare alla normalità. Ce la faremo, ma non si può abbassare la guardia adesso con atteggiamenti irresponsabili. Sarebbe un peccato vanificare, proprio ora che s'intravede un po' di luce, l'immane sforzo compiuto dall'intera Nazione, a partire dal personale sanitario che ha già pagato un tributo altissimo». 

Che cosa dicono i dati sui controlli effettuati finora? 
«Dimostrano che la stragrande maggioranza degli italiani ha fin qui compreso la gravità dell'emergenza, rispettando il distanziamento sociale. Dall'11 marzo le forze di polizia, i militari e le polizie locali, che ringrazio, hanno controllato quasi 6 milioni di persone, e i denunciati e sanzionati per aver violato le restrizioni superano di poco i 220.000. Le verifiche sugli esercizi commerciali sono oltre due milioni e mezzo». 

Dopo certe reazioni di governatori o sindaci, teme uno scollamento tra governo centrale e enti locali? 
«Ho rapporti costanti e di collaborazione con molti presidenti di Regione, e in relazione alle limitazioni sugli spostamenti il clima si è fatto più sereno. Non posso negare tuttavia che in alcuni passaggi di questa crisi i rapporti tra Stato e Regioni siano stati sottoposti a un forte stress legato da un lato all'urgenza e all'invasività delle decisioni richieste, dall'altro alle difficoltà di contrastare una crisi sanitaria mai vista prima di ora».

L'emergenza sanitaria ed economica è anche un'occasione per gli affari di speculatori e organizzazioni criminali. Quali sono le contromosse del Viminale? 
«La nostra strategia di intervento fa leva su un'attività informativa e investigativa che cerca di intercettare e di anticipare ogni iniziativa di alterazione del mercato, inquinamento del tessuto economico e condizionamento nell'assegnazione degli appalti. Ho dato indicazioni di monitorare con attenzione le dinamiche societarie nelle filiere dell'agro-alimentare, delle infrastrutture sanitarie, della gestione degli approvvigionamenti, specie di materiale medico. L'arresto di ieri di un imprenditore per una presunta truffa su una grande fornitura di mascherine dimostra che l'attenzione su queste dinamiche è massima». 

La «ricostruzione» non è ancora cominciata e già si parla dei futuri affari delle mafie. 
«L'ingente mole di interventi finanziari predisposti dal governo rende necessario trovare un punto di equilibrio tra la tempestività delle erogazioni, fondamentale in questa fase emergenziale, e i relativi controlli che restano irrinunciabili. Garantiremo che le risorse vengano utilizzate nel rispetto del quadro ordinamentale antimafia, considerato da molti Paesi un solido punto di riferimento». 

Eppure c'è chi, in nome della sburocratizzazione, invoca procedure senza vincoli, comprese le certificazioni antimafia. Si può evitare la paralisi del sistema senza cedere all'illegalità? 
«Dobbiamo farlo per forza: assicurare un'efficace rete di controlli sulla corretta erogazione delle risorse, accelerando le procedure ma senza rinunciare alle garanzie. Sto per emanare una direttiva ai prefetti per assicurare il monitoraggio e il flusso informativo su situazioni a rischio di infiltrazioni criminali, sollecitando un'azione di intelligence sul territorio. Credo, inoltre, che sia necessario creare una cabina di regia a livello provinciale con la partecipazione e il contributo di tutte le associazioni imprenditoriali e di categoria, sindacati, mondo finanziario e creditizio». 

A parte gli affari, le mafie possono lucrare consenso sociale offrendo «attività assistenziali». 
«Questo rischio esiste. Tantissimi lavoratori precari, gli stagionali e quelli non regolarizzati, soffrono la crisi dell'occupazione e potrebbero rappresentare un bacino d'utenza per la malavita, soprattutto al Sud, anche per promuovere un reclutamento a basso costo. Il governo ha già affrontato il problema dell'emergenza alimentare, ma ora bisogna portare a compimento tutti i provvedimenti assunti. E in fretta».

Che cosa le pesa di più, dal punto di vista umano ed emotivo, nella gestione di questa crisi? 
«Nulla è paragonabile all'emergenza sanitaria e sociale che stiamo vivendo. Le giornate di lavoro, qui al Viminale, sono lunghe anche più di 12 ore e poi a casa non si stacca mai il telefono, tanti e tali sono i problemi da risolvere. II tempo sembra non bastare mai. Dal punto di vista umano pesano sicuramente le tante vittime causate dal coronavirus, e la crisi economica che creerà grandi difficoltà a moltissime famiglie. Poi, quando sarà finita questa emergenza, a me, un prefetto che ha l'onore di guidare l'amministrazione dell'Interno, resterà semmai il rammarico di non avere potuto rispondere sempre e rapidamente a tutte le sollecitazioni di aiuto e intervento arrivate direttamente al ministero e tramite i prefetti che stanno veramente dando il massimo».

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