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Lamorgese: «L'invasione di migranti non c'è. E i rimpatri aumentano»

1 Novembre 2019
Intervista a Luciana Lamorgese sul quotidiano La Repubblica

di Piero Colaprico 

ROMA - Secondo piano del Viminale, qui il ministro Luciana Lamorgese ha passato molti e importanti anni della sua carriera, iniziando nell'ultima porta a destra, vicecapo di gabinetto. Poi capo di gabinetto. Adesso, dallo scorso settembre, governo Conte-bis, è il «numero uno», il capo della sicurezza del Paese, e lo è da «tecnico», la politica non le appartiene e, dice, «non mi apparterrà». I suoi, stremati, confidano: «Lei sta sempre qua, non se ne va a casa finché non firma tutto». 

Ministro Lamorgese, non le chiediamo com'è succedere a Salvini perché non risponderebbe. 
«Esatto». 

Le testimonianze raccolte dalle Ong attraverso i naufraghi sono atroci. É vero che state rivedendo gli accordi con la Libia sui migranti? 
«Sì, il governo è al lavoro per modificare i contenuti. Mi limito a dire che occorre sostenere i rimpatri volontari assistiti, quelli organizzati dall'Unhcr e dall'Oim, che hanno già consentito il rientro in patria di 25 mila migranti e vanno svuotati i centri attraverso i corridoi umanitari europei. Occorre un maggiore coinvolgimento delle Nazioni Unite. E comunque tengo a precisare che la lotta agli scafisti ha consentito quest'anno di arrestarne ben 86». 

Salvini ripete «stop all'invasione». Dice che l'escalation degli sbarchi in Italia è triplicata e che a confermarlo sarebbero i vostri stessi dati. Come stanno le cose? 
«Non mi risulta. Non siamo di fronte ad alcuna invasione. Basti pensare che nel 2019 gli arrivi sono stati circa 9.600 rispetto ai 22mila di tutto il 2018. I dati a cui si fa riferimento sono relativi al solo mese di settembre. Raffrontando gli sbarchi di settembre 2018 e 2019, in effetti l'incremento numerico c'è stato, ma è riconducibile soprattutto all'aumento degli sbarchi autonomi, che non costituisce un fenomeno nuovo». 

Con quali numeri? 
«Nel 2018 i migranti approdati qui con piccole imbarcazioni sono stati circa 6mila, mentre dall'inizio di quest'anno sono circa 7.500, e la tendenza all'incremento s'era registrata già dal mese di aprile. Un fatto importante si è verificato con l'ultimo sbarco della Ocean Viking, in quest'occasione Francia e Germania hanno offerto la disponibilità ad accogliere il 72 per cento dei migranti, dando di fatto già attuazione al pre-accordo di Malta, che comincia quindi a dare i primi risultati». 

E l'attività dei rimpatri? 
«Ci siamo attivati per intensificarla. Mi spiego. A ottobre sono sbarcati sul territorio italiano 379 tunisini e siamo riusciti a rimpatriarne 243, di cui 138 sbarcati nello stesso mese. In questo modo la percentuale dei rimpatriati rispetto agli sbarcati è di oltre il 60 per cento». 

Avete da poco attivato procedure accelerate nelle zone di frontiera, giusto? 
«Abbiamo da pochissimo individuato cinque aree di transito alla frontiera, in queste il richiedente asilo viene ascoltato entro sette giorni e la decisione segue nei due giorni successivi. La procedura, che è stata applicata per la prima volta proprio a Lampedusa, dove arriva il maggior numero di barchini, riguarda chi ha eluso o tentato di eludere i controlli. Sono per lo più quei migranti rintracciati appena dopo lo sbarco autonomo». 

Stando a indiscrezioni giornalistiche, l'Italia sarebbe pronta ad accettare voli charter con i cosiddetti dublinanti dalla Germania. 
«È una notizia totalmente destituita di fondamento, in quanto ci sono state già con il precedente governo interlocuzioni con il ministro dell'Interno tedesco sull'applicazione del regolamento di Dublino, che attribuisce al Paese di primo ingresso la competenza a decidere sulla richiesta di asilo e, quindi, l'obbligo a riaccogliere l'interessato qualora sia stato rintracciato in un altro Paese. D'altra parte, già nel 2018, in applicazione del regolamento di Dublino, sono state trasferite in Italia 2331 richiedenti asilo. Dal primo gennaio al 31 agosto 2019 altri 1351. Attualmente ci sono contatti in corso con le autorità tedesche, ma nulla è stato ancora deciso». 

Che ne pensa degli insulti alla senatrice a vita Liliana Segre? 
«Provo uno sdegno profondo per le parole d'odio indirizzate sui social alla senatrice. L'ho voluta incontrare personalmente per rinnovarle tutta la mia solidarietà. E il voto del Senato sulla commissione rappresenta sicuramente un passo in avanti, che però andava condiviso da tutti partiti».

Già, che dire delle astensioni sulla proposta di istituire la "commissione Segre"? 
«Mi hanno profondamente rattristata. E inaccettabile che in un Paese che ha costruito la propria Carta dei Valori sul rifiuto di ogni forma di discriminazione, si tenti di riportare, anche con una inaudita violenza verbale, le lancette dell'orologio a una tragica e vergognosa pagina della storia». 

Che si può fare di concreto? 
«La vicenda che Repubblica ha portato alla luce impone un rinnovato impegno e presso questo ministero già opera l'Osservatorio contro gli atti discriminatori. Ho chiesto ai miei uffici di avviare contatti con i principali gestori dei social — da Facebook a Instagram a Google — affinché si possano studiare insieme delle misure di contrasto senza scampo per chi semina odio, anche tenuto conto che la libertà di espressione negli Stati Uniti, cui appartengono i grandi colossi web, impedisce di perseguire e ideologicamente individuare gli autori. Ne abbiamo parlato tra ministri dell'Interno anche al G6, tre giorni fa». 

Appena è diventata ministro, sono ripresi i blitz antidroga in stazione Centrale a Milano. Come mai? 
«Alla luce della mia esperienza da prefetto, so che serve assicurare la piena fruibilità degli spazi pubblici, a cominciare da quelli maggiormente esposti al degrado e alle attività illegali, tra le quali spiccano i reati in materia di stupefacenti, che hanno segnato negli ultimi anni un trend in crescita sul territorio nazionale e che vedono sempre più coinvolte le fasce adolescenziali. Lei ha visto Milano, ma ho chiesto a tutti i prefetti di dare maggiore impulso all'azione sul territorio. Devo però aggiungere che anche la famiglia e la scuola hanno un ruolo fondamentale in questa partita». 

I fatti di cronaca degli ultimi giorni ci hanno mostrato una madre che denuncia a Roma il proprio figlio. 
«Qualsiasi cittadino che si schiera dalla parte dello Stato fino a denunciare il proprio figlio deve sapere che avrà sempre il Paese con sé e il sostegno delle istituzioni. Il gesto di questa madre travalica la vicenda personale e assume un valore etico per la nostra società. La leggo come una chiara condanna della cultura del relativismo morale. A genitori come questi va riconosciuto da tutti il merito di rifiutare un modello di vita fuori dalle regole e senza valori e di costituire un esempio». 

State pensando a modifiche del decreto legge sicurezza? 
«Occorre rendere conformi i testi a tutte le osservazioni che sono arrivate dal Presidente della Repubblica. Spero che si possa intervenire entro fine anno». 

Ci sono risposte alle richieste di maggiori risorse delle forze dell'ordine? 
«La tutela e la valorizzazione delle donne e degli uomini in divisa è una priorità. Saranno destinati alle forze di polizia 175 milioni di euro per pagare le ore di straordinario effettuate nel 2018 e non retribuite, nonché importanti risorse per incrementare le dotazioni iniziali di bilancio sempre riferite al lavoro straordinario. Ci sono anche 600 milioni di euro per gli aumenti contrattuali e risorse aggiuntive per il riordino delle carriere del comparto sicurezza e difesa. Un impegno finanziario significativo che testimonia l'attenzione rivolta alle richieste delle forze dell'ordine. Allo stesso modo stiamo procedendo per la componente dei vigili del fuoco, che merita l'attenzione del governo per il loro grande impegno». 

Il tema 'ndrangheta e mafie non sembra uscito dal dibattito pubblico? 
«Forse l'opinione pubblica è oggi bersagliata su altri temi, ma il contrasto alle organizzazioni di stampo mafioso costituisce per lo Stato, e in particolare, per il Ministero dell'Interno, una priorità e procede, come raccontano le operazioni quotidiane che portano l'arresto di latitanti, importanti esponenti dei clan e il sequestro di attività finanziarie e proventi illeciti». 

Anche se le organizzazioni criminali si fanno sempre più sofisticate.
«Sì, riescono ad infiltrare importanti segmenti economico-finanziari per ripulire il denaro sporco con azioni a bassa visibilità e quindi sono più subdole e pericolose. Stiamo lavorando molto anche sul piano della prevenzione e le interdittive antimafia, che sono diventate sempre più cruciali nelle attività delle prefetture, ci consentono di impedire l'ingerenza mafiosa nel mondo dell'economia legale».

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