Ministero dell'Interno

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Luce sul lavoro nero - «Proroga dei permessi di soggiorno. E si tornerà a celebrare i funerali»

23 Aprile 2020
Intervista al ministro dell'Interno Lamorgese pubblicata sul quotidiano Avvenire

di Spagnolo Vincenzo R.

«In queste settimane, i cittadini hanno dimostrato che le regole possono essere responsabilmente rispettate per il beneficio di un'intera comunità. Su oltre 9 milioni di persone controllate, i sanzionati sono ben sotto la soglia del 4%. Una percentuale minima, se si pensa all'invasività e alla durata dei divieti sui movimenti imposti dal governo...».

Il ministro Luciana Lamorgese è nel suo ufficio al secondo piano del Viminale. Il suo impegno, racconta nel colloquio con Avvenire, in questo mese e mezzo di lockdown è stato estenuante: «Sono in ufficio tutto il giorno. E poi, la sera tardi, quando torno a casa il telefono non smette mai di squillare. Quando l'emergenza sarà finita, ricorderò non senza apprensione un tempo dilatato e particolarissimo che, solo fino a cinque settimane fa, non avrei mai immaginato di dover affrontare».

II governo lavora alle ipotesi di riaperture connesse alla "fase 2". I controlli sulle imprese cosa stanno evidenziando?

«La ripresa delle attività produttive è un passo fondamentale e irrinunciabile per la tenuta del Paese. Ma la necessaria cautela, in un'emergenza sanitaria così grave, impone a tutti di riflettere attentamente sui passi da compiere. Moltissime aziende hanno potuto continuare a lavorare grazie a una comunicazione inviata alle prefetture: una procedura semplificata, che fa affidamento sul senso di responsabilità dei singoli imprenditori. Mentre ai prefetti è stato assegnato il delicato compito delle verifiche in corso d'opera».

E dal 4 maggio cosa avverrà?

«L'esigenza ora è quella di garantire adeguati standard di sicurezza nei luoghi di lavoro, attraverso anche la stipula di specifici protocolli tra imprese e organizzazioni sindacali. E non dimenticando tutte le scelte correlate alla riapertura, a partire da un'adeguata gestione del trasporto pubblico per il rispetto del distanziamento».

II fermo lavorativo e produttivo imposto dalle norme sanitarie ha messo centinaia di migliaia di cittadini e famiglie in difficoltà. Teme tensioni sotto il profilo dell'ordine pubblico?

«II governo è già intervenuto con varie misure per fronteggiare un'emergenza sociale ed economica che sta colpendo molte famiglie italiane. Ora si tratta di non tradire le aspettative di chi ha perso anche un lavoro precario a causa dalla crisi del coronavirus. In questa fase, occorre riconoscere tutti i segnali di disagio sociale che provengono dai territori. E ho sollecitato i prefetti ad intensificare le attività di ascolto, dialogo e confronto con enti locali, imprenditori e sindacati, incentivando la promozione di iniziative di solidarietà per le fasce più deboli. C'è un'interlocuzione in corso fra la Cei e il suo dicastero sulla possibilità per i fedeli, in condizioni di sicurezza, di frequentare di nuovo le chiese, andare a messa e celebrare i funerali».

Quale potrebbe essere il punto d'approdo, a partire dal 4 maggio?

«Il tema dell'esercizio della libertà di culto, cattolico e di altre confessioni religiose, è stato alla mia attenzione fin dall'insorgere dell'emergenza coronavirus. I continui e proficui contatti con la Conferenza episcopale italiana ci hanno permesso di tracciare le prime indicazioni per lo svolgimento in sicurezza delle funzioni religiose, seppure senza la presenza dei fedeli a causa della grave situazione epidemiologica. Adesso però, in considerazione di un quadro sanitario in parziale miglioramento, sono allo studio del governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto».

Cadrà il divieto di celebrare i funerali?

«Non è umanamente sopportabile impedire le celebrazioni dei funerali alle tantissime famiglie colpite da un lutto. Proporrò al governo, in vista della fase di graduale riapertura, di compiere un passo concreto: dobbiamo poter tomare a celebrare i funerali, seppure alla presenza soltanto degli stretti congiunti, seguendo le modalità che l'Autorità Ecclesiastica riterrà di applicare nel rispetto delle misure di distanziamento fisico dei partecipanti».

L'esecutivo lavora a una regolarizzazione per gli immigrati impiegati nel settore agricolo. Può delinearci i contorni del provvedimento?

«II tema è all'attenzione del governo. Si tratta di far emergere dall'irregolarità tanti lavoratori italiani e stranieri che spesso sono impiegati in contesti di grave precarietà sociale e sanitaria, soprattutto con riferimento ai settori dell'agricoltura, dell'allevamento e della pesca. In tal modo, si auspica di poter far fronte alla domanda di manodopera in quei comparti, come sollecitato anche dalle associazioni imprenditoriali».

Estenderete la regolarizzazione ad altri settori lavorativi, a partire da colf e badanti, come da più parti viene chiesto?

«L'operazione d'emersione nei settori che ho citato è un primo passo. Ciò non toglie che possa essere presa in considerazione, anche dal Parlamento, l'emersione in altri settori, come quello del lavoro domestico».

La proroga dei permessi di soggiorno in scadenza, decisa fino a giugno, potrebbe essere estesa ulteriormente?

«Una prima proroga al 15 giugno è stata necessaria per evitare che nella fase più acuta dell'emergenza sanitaria ci fosse un affollamento negli uffici delle questure aperti al pubblico. Adesso, nella previsione di un graduale ritorno alla normalità, potrebbe essere prevista un'ulteriore proroga».

E i richiedenti di protezione umanitaria? Prima dell'emergenza, il governo lavorava a modifiche dei decreti sicurezza. Ora restano in agenda?

«La fase emergenziale non ha consentito di provvedere a una modifica della normativa sui permessi umanitari che, comunque, rimane nell'agenda del governo. In ogni caso, abbiamo previsto la possibilità di proseguire l'accoglienza nelle strutture dedicate anche per i richiedenti asilo che si sono visti respingere la domanda e per i titolari di protezione umanitaria che non ne hanno più titolo. La continuità dei servizi è stata garantita dal Viminale dall'autunno scorso e poi ribadita nell'emergenza coronavirus».

I flussi migratori, durante questi mesi, sono rallentati. Cosa accadrà se in estate, col bel tempo, dovessero riprendere?

«L'emergenza coronavirus ci impone di assicurare condizioni di sicurezza e di distanziamento per tutti. E, dunque, anche per i migranti che approdano sulle nostre coste. In quest'ottica, siamo stati costretti a individuare nuove strutture alloggiative. In queste settimane di grandi difficoltà per le strutture sanitarie del Paese, il governo non ha fatto mancare l'assistenza umanitaria a tutti i migranti approdati in Italia, nello spirito di solidarietà già mostrato in altre occasioni. E nel caso dei migranti trasbordati dalla nave tedesca Alan Kurdi, sono in corso contatti con il ministro dell'Interno tedesco Seehofer che ha già mostrato concreta disponibilità al loro ricollocamento, al termine del periodo di quarantena».

Prima dell'emergenza, il governo aveva rimesso al centro dell'agenda europea la questione del ricollocamento dei migranti in arrivo. La chiusura delle frontiere e le paure generate dalla pandemia determineranno passi indietro e nuovi "muri"?

«Il Viminale non ha mai smesso di tessere la tela dei rapporti coi ministri dell'Interno degli altri Stati membri. Certo, l'emergenza sanitaria ha influito molto sulle decisioni adottate dai governi, ma proprio in questi giorni è andata a buon fine la lettera indirizzata alla commissione Ue dai ministri di Germania, Francia, Spagna e Italia. Quattro Paesi chiave dell'Ue che, in un momento in cui l'Unione è nel pieno dell'emergenza sanitaria, hanno sentito la necessità di rivolgersi alla Commissione che sta per formulare la sua proposta sulla riforma del sistema di asilo. Per noi, è importantissimo che la lettera metta in evidenza la peculiarità delle frontiere marittime e la necessità che la ricollocazione dei richiedenti asilo salvati in mare avvenga a carico di tutti i Paesi Ue e non soltanto dei soliti volenterosi».

Le mafie potrebbero approfittare della crisi per infiltrarsi ancor di più nell'economia. State approntando contromisure?

«Per essere efficaci, le ingenti erogazioni messe in campo dal governo per fronteggiare la crisi devono raggiungere le aziende in tempi rapidi, senza intoppi burocratici e lungaggini. E una quantità straordinaria di risorse pubbliche che non deve finire, anche in parte, nelle mani sbagliate. I rischi sono alti. Ho immediatamente segnalato le possibili criticità di un circuito di finanziamenti, che deve essere fluido ma senza prescindere dai controlli. Oltre a una direttiva inviata ai prefetti per tenere alta la guardia, il Viminale ha promosso e perfezionato un protocollo di legalità con la Sace, la società di Cassa depositi e prestiti indicata dal governo per garantire le erogazioni alle aziende. E sono stati previsti, oltre al filtro dell'autocertificazione, controlli antimafia ex post, con la revoca del finanziamento in caso di interdittiva».

Cosa pensa dell'app per tracciare i soggetti positivi e distanziarli dagli altri cittadini?

«Sono favorevole a tutte quelle soluzioni che consentano di superare gradualmente le limitazioni imposte per fronteggiare la diffusione del virus. Quindi, nulla in contrario all'attivazione di un'applicazione di tracciamento digitale, a condizione però che il trattamento e la conservazione di dati personali così sensibili avvengano con modalità di assoluta sicurezza».

Come immagina la fase 2? La compressione di diritti individuali a cui, come italiani, ci siamo dovuti sottoporre per la tutela sanitaria della collettività rientrerà progressivamente?

«L'auspicio è quello di tornare per gradi a una normalità, che però dovrà necessariamente basarsi su comportamenti individuali e collettivi responsabili, tenuto conto della difficoltà di mantenere tante limitazioni personali per periodi così prolungati. Ognuno di noi deve essere ben consapevole che l'emergenza coronavirus ci imporrà, per molto tempo ancora, cautela nei contatti sociali e nuovi stili di vita».

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