Il sistema nazionale di accoglienza

Illustrato dal prefetto Gerarda Pantalone in occasione della Giornata mondiale del rifugiato 2017
Il prefetto Gerada Pantalone

Il sistema nazionale di accoglienza prende l’avvio, attraverso un percorso di collaborazione interistituzionale tra i vari livelli di governo nazionale e locale, con l’intesa raggiunta in sede di conferenza unificata Stato-Regioni nel luglio del 2014. 

Oggi è articolato in tre fasi che prevedo l’impiego di specifiche strutture:

  • il soccorso, negli hot spot;
  • la prima accoglienza, nei centri di prima accoglienza;
  • la seconda accoglienza, nei centri della rete Sprar.

Gli hot spot sono luoghi di sbarco attrezzati, attivati per aderire agli impegni assunti con la Commissione europea. In questa fase si svolgono tutte le operazioni di soccorso, di prima assistenza sanitaria, di pre-identificazione e fotosegnalamento, di informazione sulle procedure dell’asilo e della relocation.
Attualmente sono situati a Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto, ma, in proiezione, anche in altre località della Sicilia e della Calabria interessate dagli sbarchi.
Negli hot spot vengono adottate procedure standard condivise da: dipartimento di Pubblica Sicurezza, agenzie europee, Unhcr, Oim, Savethechildren. Le stesse procedure vengono assicurate, secondo il cosiddetto hotspot approach, in tutti i luoghi di sbarco.

I centri di prima  accoglienza sono strutture temporanee cui si è fatto ricorso, fin dal 2014, a causa dell’esaurimento di disponibilità di posti all’interno delle strutture ordinarie. Attualmente ospitano la maggioranza dei migranti, circa 150.000.

I centri della rete SPRAR sono le strutture in cui si realizza la seconda accoglienza per il raggiungimento, da parte dei richiedenti asilo, di un’autonomia individuale e una reale integrazione con l’attivazione di specifici progetti territoriali. Hanno una capacità che raggiunge oggi oltre 25.000 posti.

Su questo modello si basa il Piano di accoglienza diffusa ANCI/Ministero dell’Interno, presentato nell’ottobre del 2016 e condiviso dal ministro dell’Interno Marco Minniti, in sede di conferenza delle regioni del gennaio scorso. Prevede il completamento del sistema di distribuzione su tutto il territorio nazionale dei richiedenti protezione internazionale, secondo criteri di sostenibilità legati alla quota di ripartizione del fondo per le politiche sociali tra le regioni. Oggi tarato su 200.000 posti, il piano garantisce una distribuzione equilibrata dell’accoglienza, anche nei livelli comunali. L’obiettivo è di assicurare un sistema stabile e sostenibile che risponda in modo flessibile al fabbisogno che potrà registrarsi nei prossimi mesi. 

Notizia di riferimento: Ogni 3 secondi c’è qualcuno costretto ad abbandonare la propria terra

 

Ultimo aggiornamento
Giovedì 22 Giugno 2017, ore 11:13