Intervento del ministro Lamorgese al convegno "40 anni dalla legge 121/81: dalla grande riforma istituzionale a un nuovo programma per la sicurezza democratica"

22 Aprile 2021
Tema

Desidero, innanzitutto, rivolgere il mio saluto ai presenti e ringraziare per l’invito a partecipare a questo convegno, che mi consente una riflessione, anche in chiave di prospettiva, su una delle più importanti riforme successive alla Costituzione repubblicana, quella dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, in occasione dei 40 anni dalla sua approvazione.

È nota la genesi di tale riforma che - partendo da una innovativa visione organica, in cui tutte le componenti sono chiamate a fornire il proprio contributo mantenendo un profilo identitario - ha inteso strutturare un flusso informativo e decisionale dinamico, dal vertice al territorio.

Ciò ha consentito una risposta sistemica dello Stato in un periodo di forti tensioni per il Paese a causa del terrorismo e della criminalità organizzata.

Si è infatti avuta la consapevolezza, in quegli anni, dell’esigenza di mettere a fattor comune le professionalità dei diversi soggetti coinvolti nella tutela del bene giuridico della sicurezza dei cittadini e delle Istituzioni, per la piena affermazione dei valori democratici e costituzionali.

Questo modello di interazione operativa, che rappresenta un punto di forza della legge 121, ha reso possibile costruire una solida Amministrazione della pubblica sicurezza che sa intercettare le problematiche emergenti e fare leva sul pluralismo quale schema operativo inclusivo, in grado di coinvolgere la società civile e i corpi intermedi nella costruzione di una “sicurezza pubblica dei cittadini”.

Anche la progressiva valorizzazione dell’autonomia politico-amministrativa degli Enti territoriali ha rappresentato un fattore di rafforzamento di un sistema “integrato” di sicurezza, il cui perimetro operativo si è esteso alla gestione delle situazioni di degrado urbano, allo scopo di migliorare la qualità di vita delle comunità.

L’azione sinergica dei diversi livelli di governo, sviluppatasi in questi anni anche attraverso i diversi Patti per la sicurezza sottoscritti con le Regioni e gli Enti locali, riesce infatti a incidere maggiormente su quelle condizioni che favoriscono comportamenti illegali o di disturbo della convivenza civile.

La legge 121 ha tuttora quella capacità di guardare costantemente al futuro, corrispondendo alle evoluzioni della società italiana e alle sollecitazioni di un mondo sempre più interconnesso.

È da tempo che l’attenzione delle politiche di sicurezza si sta rivolgendo anche al mondo del web.

In particolare, già da diversi anni viene in rilievo internet, sia come importante elemento di aggregazione sociale, specie tra i giovani, sia - sotto altro profilo - quale spazio di agibilità in cui si possono realizzare condotte antigiuridiche, di matrice comune, organizzata o terroristica.

Sussiste, ormai, la consapevolezza che i social network possono determinare l’insorgere di forti rischi per gli stessi cittadini, come la cronaca purtroppo evidenzia nei diversi casi di truffe e frodi informatiche, reati in aumento proprio in questo periodo di pandemia, o anche negli episodi di bullismo o di stalking attraverso la rete.

Il tema dei diritti e delle libertà civili, a cui garanzia sono poste le Forze di Polizia nel nostro ordinamento democratico, si sta, infatti, espandendo da un terreno fisico a uno virtuale, nel quale le fasce più fragili della nostra società possono essere esposte a nuovi pericoli.

Nella logica di rafforzare il sistema di prevenzione e contrasto in questi ambiti, come è noto è stata recentemente prevista l’istituzione, presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, di un’articolazione organizzativa preposta alla sicurezza cibernetica.

Questa importante Direzione centrale farà sintesi delle attività attualmente svolte dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni e di quelle demandate al Ministero dell’interno in materia di protezione informatica delle infrastrutture critiche di interesse nazionale.

La modernità del percorso avviato con la legge 121 è testimoniata dalla sempre maggiore attualità dei suoi punti qualificanti, che fanno ormai parte del bagaglio culturale e professionale delle Forze di Polizia, tra cui la vocazione di prossimità ai territori e alla gente.

Anche in questo tempo di difficoltà, caratterizzato dall’impegno collettivo da parte di tutte le componenti del “sistema Paese” per superare la crisi che stiamo attraversando, le donne e gli uomini della Polizia di Stato stanno ancora una volta dimostrando ogni giorno grande professionalità e senso dell’equilibrio nel prezioso servizio prestato alle comunità.

Desidero sottolineare, al riguardo, la sperimentata capacità di gestione dei dispositivi di ordine pubblico in occasione dello svolgimento delle manifestazioni che hanno luogo nel Paese.

In circostanze in cui l’esasperazione di talune categorie economiche ha determinato momenti di forte tensione, la Polizia di Stato ha saputo garantire la più elevata cornice di sicurezza, assicurando il bilanciamento tra il diritto di manifestare, la salvaguardia della salute collettiva e la necessità di contrastare gli atti di violenza.

Colgo l’occasione oggi per rinnovare un condiviso apprezzamento per l’eccellente lavoro svolto, senza mai rinunciare alla comprensione di quei sentimenti di incertezza, e talvolta di sofferenza, che stanno interessando vaste fasce di popolazione colpite sotto il profilo economico o per aver perso i propri cari a causa della pandemia.

A partire dalla riforma impressa con la legge 121, che ha consentito la nascita di una struttura all’avanguardia, con la valorizzazione della parità di genere che si esprime oggi anche nell’assegnazione di ruoli di vertice alle donne, in questi anni la Polizia di Stato sta concretizzando un ambizioso percorso di rinnovamento.

Tale processo di rinnovamento coinvolge sia il personale, con la revisione dei ruoli, l’introduzione di nuove qualifiche dirigenziali e la rideterminazione delle dotazioni organiche, sia l’organizzazione, con l’adozione di un atto ordinativo unico per il riassetto complessivo degli uffici centrali e la rivisitazione delle articolazioni territoriali mediante la rimodulazione dei presìdi nelle Città metropolitane e degli uffici delle Specialità.

La finalità è quella di avere una Polizia di Stato ancora più forte, sempre pronta a corrispondere agli scenari in continua evoluzione con i quali la sicurezza è chiamata a confrontarsi.

In tal senso, l’aver introdotto dinamiche sindacali - frutto del passaggio a un ordinamento civile - ha consolidato il ruolo della Polizia di Stato, riconoscendo al suo interno quei diritti di associazionismo sanciti dalla Carta costituzionale.

Una costruttiva dialettica sindacale, capace di veicolare le esigenze e i bisogni delle donne e degli uomini che sono impegnati nella sfida quotidiana alle varie forme di illegalità, spesso con rinunce personali e familiari, ha infatti contribuito in maniera determinante ad attivare un confronto su temi che ho trovato sempre funzionali all’accrescimento delle potenzialità operative.

Il mio impegno personale - mi sento di ribadirlo in questa sede - è quello di fare il possibile per tradurre in misure concrete il sentimento di gratitudine per l’azione svolta a garanzia del bene comune.

Un punto essenziale, a cui tengo particolarmente, è il riconoscimento delle legittime aspettative professionali ed economiche degli appartenenti alla Polizia di Stato, per le quali lo sforzo del Governo è costante.

Come è altrettanto essenziale curare assiduamente la funzionalità degli apparati di sicurezza attraverso gli opportuni interventi di implementazione delle risorse umane e strumentali.

Sono due aspetti, questi, che vanno tenuti insieme perché la costante “manutenzione” della “macchina” operativa e la sua piena efficienza sono parte integrante di quell’attenzione e del rispetto che vanno riservati al benessere e al welfare del personale. Entrambe le dimensioni concorrono, infatti, a rendere più sicure e protette le nostre comunità.

E’ anche in quest’ottica che sono stati destinati significativi stanziamenti al tema della sicurezza, soprattutto allo scopo di fronteggiare le attività di controllo imposte dalla pandemia e dai correlati servizi territoriali. In questo filone si annoverano gli stanziamenti per il lavoro straordinario e l’indennità di ordine pubblico, come anche le risorse destinate alle spese di sanificazione e di dotazione dei dispositivi di protezione individuale.

Si è poi proseguito lungo la linea di ridurre il gap tra organico teorico e organico di fatto, con l’assunzione di agenti e funzionari tecnici attraverso procedure semplificate.

E’ un’esigenza di cui terremo debitamente conto anche nei prossimi anni e che andrà anche oltre la mera copertura del turn-over.

Il valore della Polizia di Stato è rappresentato da donne e uomini che, ogni giorno, con coraggio e determinazione, profondono il proprio impegno al servizio del Paese.

Grazie a loro, possiamo guardare con fiducia ed ottimismo al futuro e ai cambiamenti che ci attendono.

Nel rinnovare il mio personale saluto, auguro a tutti i partecipanti buon lavoro per il prosieguo del convegno.