Intervento del ministro Lamorgese al Festival dell'Ottimismo organizzato da "Il Foglio"

31 Ottobre 2020

della Redazione de Il Foglio

Parte dalla stretta attualità, dall'attentato di Nizza, il colloquio del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese con Daniele Raineri al Festival dell'Ottimismo.

E riferendosi all'attentatore tunisino, arrivato in Francia dopo essere passato dalla Sicilia e dalla Puglia con un foglio di via pendente, il ministro dice: «Il problema è che abbiamo 10 centri per il rimpatrio a livello nazionale. Queste persone dovrebbero essere espulse, ma dovremmo avere accordi di rimpatrio con i paesi di provenienza. Un accordo che funziona bene è proprio con la Tunisia: abbiamo la possibilità di fare 3 voli a settimana, con 40 persone a bordo. Ne abbiamo fatti 1146 nei mesi di lockdown. Non è un numero adeguato rispetto agli arrivi, quest'anno circa 11 mila. Ma stiamo lavorando per una maggiore flessibilità, anche con le istituzioni europee, perché chi arriva in Italia arriva in Europa». 

Cosa intendeva dire, si chiede al ministro dell'Interno, quando diceva che i decreti Salvini hanno creato insicurezza?
«Che gli sbarchi autonomi, come quello con cui è arrivato l'attentatore di Nizza, ci sono sempre stati. Nell'anno precedente al mio sono stati circa 9 mila», dice Lamorgese, che non esclude, visto il periodo di emergenza nazionale, di collaborare con le opposizioni, a partire dall'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini. «È il momento della condivisione. La pandemia è ritornata prepotentemente. È giusto ci sia un coinvolgimento di tutti, ma certo ci deve essere spirito costruttivo».

Si arriva alle manifestazioni di questi giorni, spesso violente, nelle piazze delle principali città italiane.
«Non c'è un'unica strategia a livello nazionale», dice Lamorgese. «Spesso sono manifestazioni del libero dissenso che vengono strumentalizzate da frange estremiste. Ma bisogna prestare ascolto alle richieste dei territori». Secondo la titolare all'Interno, poi, il lockdown nazionale dovrebbe essere l'estrema ratio, perché «può avere dei riflessi negativi sulla nostra economia. Laddove lo dovessimo fare lo dovremmo fare sulla base di dati scientifici».

Fonte: Il Foglio

31 Ottobre 2020