Intervento del ministro Lamorgese al trentesimo anniversario dell’istituzione della Direzione investigativa antimafia

29 Ottobre 2021
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29 Ottobre 2021

Palazzo del Quirinale

Signor Presidente della Repubblica,
mi sia consentito innanzitutto porgerLe un sentito ringraziamento per l’ospitalità che ha voluto riservare in occasione del trentesimo anniversario dell’istituzione della Direzione Investigativa Antimafia.

L’odierna cerimonia, in un contesto così solenne, consente di dare il giusto riconoscimento a un Organismo operativo che, sin dalla sua nascita, ha assunto un ruolo centrale nell’azione di contrasto al crimine organizzato.
Il nostro Paese ha una legislazione antimafia all’avanguardia, presa ad esempio in ambito internazionale, nata dalle straordinarie intuizioni di uomini che hanno servito lo Stato, talvolta fino all’estremo sacrificio.

La legge Rognoni-La Torre, con l’introduzione dello specifico reato di associazione di tipo mafioso, e la previsione delle correlate misure di prevenzione patrimoniali, segnò il primo, decisivo impulso di un processo riformatore che ha conosciuto, nel tempo, altri importanti e decisivi sviluppi.
La D.I.A., collocandosi in questo lungo e travagliato percorso, è il frutto della visione lungimirante di Giovanni Falcone, che aveva lucidamente intuito la straordinaria importanza della dimensione globale delle mafie e la necessità di contrastarle attraverso la collaborazione internazionale degli apparati investigativi.

L’impostazione di Falcone portò, alcuni anni dopo la sua morte, alla sottoscrizione a Palermo della Convezione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, considerata la cornice più ampia e tuttora attuale nell’ambito della cooperazione di polizia.
Oggi più che mai i sodalizi criminali cercano spazi di agibilità in un’economia in ripresa dopo la fase acuta della pandemia.

Questo nuovo scenario chiama a raccolta, per la severità dell’impegno, tutte le Forze di polizia e le loro migliori energie, operative e investigative. È opportuno ricordare come la D.I.A. abbia incarnato, sin dalla sua istituzione, un modello virtuoso di cooperazione e integrazione delle diverse componenti della sicurezza, proponendosi, altresì, come un “unicum” in questo campo dell’azione dello Stato.

La legge istitutiva volle, appunto, che il contrasto all’odiosa minaccia della criminalità organizzata di stampo mafioso trovasse nella D.I.A. un costante e qualificato punto di riferimento, sia sul piano della prevenzione che su quello della polizia giudiziaria. Fu una coraggiosa innovazione, che ha consentito di raggiungere nel tempo risultati di eccezionale rilievo. Risultati che hanno fatto la storia della lotta alla criminalità mafiosa, restituendo fiducia e speranza agli italiani.Se l’aggressione ai patrimoni mafiosi ha raggiunto impensabili traguardi, e costituisce oggi uno dei pilastri della strategia della lotta alla criminalità organizzata, e se l’attività investigativa e preventiva contro l’associazionismo di tipo mafioso ha fatto un evidente salto di qualità, lo dobbiamo anche al grande contributo della D.I.A.

Il saper fare sintesi del patrimonio conoscitivo, e la valorizzazione di ogni singola componente, sono tratti distintivi di una metodologia di lavoro che rimane l’unica realmente adatta a fronteggiare un fenomeno complesso come quello del crimine organizzato. La capacità di adattamento delle mafie ai mutamenti sociali ed economici distorce la libera concorrenza e comprime competenze e merito.

L’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza potrà, verosimilmente, attirare gli appetiti della criminalità mafiosa, facendo crescere il rischio di infiltrazioni silenti nel tessuto economico.
Dobbiamo evitare a ogni costo che le consistenti risorse del Piano vengano intercettate da mani criminali e distolte dal grande progetto di rilancio che abbiamo saputo mettere in campo e che dobbiamo attuare nel rispetto dei tempi che l’Europa ha indicato.

Sono convinta che anche in questa delicatissima fase, l’azione della D.I.A. farà scudo all’Italia dei rischi infiltrativi della criminalità organizzata. La sua lunga esperienza, la sua altissima qualità professionale, l’immenso patrimonio conoscitivo che è venuta acquisendo in questi anni, sapranno ancora una volta costituire una risorsa preziosa e imprescindibile.

Alle donne e agli uomini della D.I.A. che hanno offerto il loro valoroso contributo in questi anni, e a quelli che continueranno a farlo in futuro, desidero rivolgere il mio più caloroso ringraziamento. Rappresentate una delle espressioni migliori del nostro sistema di sicurezza. Siatene sempre consapevoli e fieri. Il vostro lavoro è servito e servirà a rendere il Paese più libero e più forte.