Lamorgese: «Controlli a Capodanno saremo inflessibili. Investimenti e riforme per superare i ristori»

31 Dicembre 2020
Tema
Intervista del quotidiano Il Corriere della Sera al ministro Lamorgese

di Fiorenza Sarzanini

«Le discoteche aperte la scorsa estate hanno contribuito a moltiplicare i contagi da Covid-19. Non possiamo più permettercelo, per questo saremo inflessibili nei controlli e nelle sanzioni». La linea della ministra dell'Interno Luciana Lamorgese rimane rigorosa, ancor più per la notte di Capodanno. 

Ci saranno controlli speciali per impedire le feste?
«Abbiamo uno spiegamento di forze dell'ordine imponente e siamo molto concentrati anche sul monitoraggio della rete Internet per impedire che si affittino case dove riunirsi non rispettando le regole e il distanziamento».

Secondo i dati del Viminale i cittadini rispettano le norme, ma la curva epidemiologica non scende. Che cosa non funziona?
«Siamo ancora in una fase in cui serviranno altri sacrifici, comportandosi con estrema prudenza ma guardando con fiducia ai prossimi mesi cruciali per la campagna vaccinale». 

Dovrebbe essere obbligatorio per i dipendenti pubblici? 
«Tutti i cittadini, e a maggior ragione i dipendenti pubblici che svolgono un servizio per la collettività, sono chiamati a dare il buon esempio per tutelare la propria salute e quella degli altri. Io lo farò quando sarà il mio turno. L'obbligatorietà vaccinale per ora non è prevista perché è sempre auspicabile il rispetto del principio secondo il quale nessuno dovrebbe subire un trattamento sanitario contro la sua volontà». 

Tra i medici e il personale sanitario c'è già chi lo rifiuta.
«Serve uno sforzo informativo capillare e paziente che deve far leva su dati scientifici per stroncare le tante fake news che circolano anche sull'efficacia e la sicurezza». 

Le forze dell'ordine sono impegnate per controlli e per le scorte ai vaccini. Che cosa la preoccupa di più? 
«Al momento non ci sono particolari criticità anche se reputo inaccettabili le minacce di morte no vax indirizzate all'infermiera dello Spallanzani che per prima è stata vaccinata in Italia. Episodi simili devono essere monitorati con attenzione e perseguiti con il massimo rigore. Ora che la campagna vaccinale entra nella fase operativa, al Dipartimento della pubblica sicurezza e ai prefetti spetta l'adozione dei piani per scortare i trasporti delle fiale e per vigilare sui presidi sanitari di destinazione. Ma possiamo fornire un ulteriore contributo: i 310 medici e i 250 infermieri della Direzione centrale di sanità possono essere utilizzati per vaccinare la popolazione, il personale delle forze di polizia e dei vigili del fuoco».

E i controlli?
«Dall'11 marzo sono state quasi 30 milioni le verifiche sulle persone e 8,5 milioni quelle sugli esercizi commerciali. Gli italiani hanno mostrato un atteggiamento di grande responsabilità. E spero fortemente che questo spirito di collaborazione sia confermato anche la notte di Capodanno».

Lei viene considerata una rigorista. Si sta facendo troppo poco per contenere il rischio di contagio? 
«I divieti introdotti dal governo in occasione di queste feste di Natale sono stati calibrati e anche per questo sono stati accettati e rispettati dalla stragrande maggioranza degli italiani. D'altronde, il passo successivo sarebbe stato quello di un lockdown generalizzato che avrebbe fatto tornare l'intero Paese ai difficili mesi di marzo e aprile». 

C'è un rischio lockdown a gennaio?
«Mi auguro proprio di no. Le chiusure territoriali differenziate rappresentano l'opzione per evitare di ripiombare in una chiusura totale dell'intero territorio nazionale».

Non crede che la scuola, settore strategico per ogni Stato, sia stata trascurata? 
«I ragazzi hanno un bisogno vitale del confronto quotidiano con docenti e compagni che non possono essere sostituiti a lungo dallo schermo di un computer. Le riaperture previste per il 7 gennaio per almeno ll 50% degli studenti in presenza costituiscono un obiettivo irrinunciabile. I prefetti hanno svolto un lavoro prezioso per organizzare il trasporto pubblico e ieri tutti hanno confermato l'adozione dei piani operativi per garantire la ripresa dell'attività didattica in presenza secondo le indicazioni del governo».

Ha timori per la tenuta sociale del Paese ? «Speriamo di lasciarci alle spalle un anno difficile, ma siamo tutti consapevoli che inizia una fase cruciale per dare una concreta prospettiva di ripresa alle famiglie e alle imprese che hanno subito i contraccolpi più pesanti nel 2020. E necessario dare risposte concrete lasciandoci alle spalle polemiche e inutili divisioni anche per ridare fiducia agli italiani e consolidare il quadro sociale». 

Pensa che possano bastare i ristori? «Ristori e incentivi sono stati fondamentali in una prima fase per fare fronte al forte impatto economico causato dalla pandemia, ma ora servono investimenti anche di medio periodo e riforme che diano una prospettiva alle categorie plu colpite dalla crisi e offrano un percorso di crescita duratura al nostro Paese». 

Nel 2020 sono aumentati i femminicidi. I mesi di chiusura hanno esasperato molte situazioni ma non ritiene che il sistema di assistenza e protezione sia carente? 
«L'aumento delle richieste di aiuto ai centri antiviolenza ci deve convincere della necessità di contribuire, ognuno nel suo ruolo, al rafforzamento della "rete di allarme". E fondamentale il ruolo delle forze di polizia per prevenire il fenomeno anche monitorando i cosiddetti reati spia, come lo stalking, i maltrattamenti in famiglia e le violenze sessuali. I femminicidi rappresentano un dramma senza fine, cui dobbiamo fare argine con tutte le nostre forze, come purtroppo ci ricorda anche l'omicidio di Agitu Ideo Gudeta, la rifugiata etiope che in Trentino-Alto Adige ha rappresentato un esempio e un modello di integrazione».

Che cosa manca? 
«È in fase di sperimentazione avanzata l'app Scudo che consente agli operatori impegnati sul territorio di visualizzare un quadro riepilogativo dei precedenti interventi eventualmente effettuati presso il medesimo nucleo famigliare. Consente di disporre in tempo reale delle informazioni sulla presenza di minori in casa, sulla disponibilità di armi, sulla presenza di un soggetto dipendente da droghe o alcol, su eventuali precedenti per lesioni personali subite dalla vittima. Non accade sempre, purtroppo, ma a volte basta un solo elemento di conoscenza in più per intercettare e sollecitare una richiesta di aiuto».