Lamorgese: ecco le regole per ripartire

4 Maggio 2020
Tema
Intervista del ministro dell'Interno al quotidiano La Stampa

di Francesco Grignetti

Chiamatela come volete, la Fase che si apre oggi, ma il senso è che si dovrà convivere per lungo tempo con il virus. E perciò, quanto più si potrà uscire di casa, tanto più occorrerà rispettare la regola numero 1, ovvero stare a distanza dagli altri e rispettare le altre misure di precauzione. «Perché l'emergenza sanitaria non è finita. Magari lo fosse». Sospira il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. Ha ben presente che la gestione di questa nuova fase sarà ancor più complicata di prima. Innanzitutto per le forze di polizia, chiamate anch'esse a uno sforzo di buon senso. Si profila un'infinità di discussioni. E per questo motivo Luciana Lamorgese prova a rendere chiaro quel che non lo è. 

Ministro, a partire da Giuseppe Conte e passando per diversi ministri, il governo fa appello al senso di responsabilità dei cittadini. Sarà sufficiente per contenere il contagio e non ricominciare la conta dei morti? 
«Guardi, siamo ancora in una fase molto delicata, che da questa settimana ci consente una riapertura delle attività, seppure parziale, e un limitato allentamento delle prescrizioni sui movimenti delle persone. Per questo mi appello ancora una volta all'autocontrollo dei singoli cittadini per quanto riguarda il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza imposte dall'emergenza sanitaria. Che non è finita. D'altronde, nella prima fase di chiusura, i cittadini hanno già dimostrato la consapevolezza sui comportamenti da tenere per evitare la diffusione del virus. E proprio ora, nel momento in cui circoleranno molte più persone nelle strade e sui mezzi di trasporto e riapriranno aziende e attività professionali, dobbiamo proteggerci e proteggere gli altri dal contagio. Mantenendo quegli stili di vita che abbiamo già responsabilmente modificato nella prima fase dell'emergenza». 

Si metta nei panni dei cittadini che sono abbastanza confusi su quel che si potrà e non si potrà fare. Come cambieranno i controlli delle forze di polizia?
«I controlli hanno il primario obiettivo di salvaguardare la salute pubblica. L'indicazione del ministero è che le verifiche dovranno essere svolte con equilibrio tenendo conto delle singole situazioni. Per questo si dovrà far rispettare in modo rigoroso il divieto di assembramento, garantendo il necessario distanziamento tra le persone e l'adozione di tutte le cautele anche attraverso le misure di protezione individuale previste. Si dovrà tenere conto, inoltre, dell'impatto che i controlli possono avere sulla vita quotidiana delle persone. Come, d'altronde, sta dimostrando ogni giorno tutto il personale impiegato nei controlli sul territorio, che continua ad operare con professionalità e senso di umanità». 

Ci spieghi perché serve ancora l'autodichiarazione. Non è chiaro a tutti.
«L'autodichiarazione è uno strumento che tutela anche in questa seconda fase dell'emergenza sanitaria lo stesso cittadino sottoposto a controllo. Serve, tra l'altro, a dichiarare che non si sta violando la quarantena. Per questo non deve essere vissuta come un inutile adempimento burocratico. Comunque, per velocizzare le procedure, coloro che vanno a lavorare potranno giustificare lo spostamento esibendo la documentazione fornita dal datore di lavoro». 

Entrare nella Fase 2 significa per milioni di italiani il ritorno al lavoro. Chi controllerà che nelle aziende siano rispettati i protocolli sanitari?
«Siamo in una nuova fase in cui l'esigenza di sicurezza sanitaria si deve coniugare obbligatoriamente con i ritmi della ripresa economica. È stata dunque eliminata ogni forma di comunicazione preventiva da parte delle aziende ai prefetti, che ora saranno impegnati soprattutto nel coordinamento dei controlli sull'osservanza delle prescrizioni contenute nei protocolli di sicurezza negli ambienti di lavoro: in questa delicata attività, verrà coinvolto il personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, l'Ispettorato nazionale del lavoro, il Comando carabinieri per la tutela del lavoro e delle aziende sanitarie locali. Non c'è dubbio che far rispettare le norme di sicurezza nei luoghi di lavoro, concordate tra imprenditori e sindacati, costituisca una sfida per la tutela della salute non solo dei lavoratori ma anche delle loro famiglie». 

C'è molta discussione sul termine «congiunti». È un termine vago. La circolare che il ministero ha diramato ai prefetti cita una sentenza della Cassazione del 2014 che sdoganava le «relazioni connotate da duratura e significativa comunanza di vita e di affetti». Che vuol dire?
«Il ministero dell'Interno ha dato indicazioni ai prefetti sulla definizione di "congiunti" ribadendo l'interpretazione della presidenza del Consiglio dei ministri. In riferimento alle persone con uno stabile legame affettivo, si richiama appunto quanto già stabilito in sede giurisprudenziale». 

Molti sono delusi perché non è ancora possibile spostarsi nelle seconde case.
«È così, non è ancora possibile: questo tipo di spostamento non può essere considerato una necessità. Soltanto nel caso di indifferibili esigenze di manutenzione si possono raggiungere le seconde case, ma solo per il tempo necessario». 

Ministro, lei come vede in prospettiva l'estate degli italiani? Potremo andare in vacanza?
«Dipende da noi, dai nostri comportamenti. Dobbiamo rimanere estremamente vigili e responsabili in questa delicatissima fase. Purtroppo, l'emergenza non è finita. Ma se continuiamo a rispettare le regole in maniera ordinata possiamo immaginare di riacquistare gradualmente nuovi spazi di movimento e, mi auguro, un po' di serenità e di fiducia per il futuro. Solo così potremo evitare di trovarci di nuovo in una fase acuta dell'emergenza tale da giustificare un passo indietro. Che sarebbe, anche a livello psicologico, davvero un colpo durissimo».