Lamorgese : «Evitare chiusure drastiche. L'Italia ha bisogno anche del Mes»

13 Ottobre 2020
Intervista del quotidiano affaritaliani.it al ministro Lamorgese

di Alberto Maggi

Qual è il suo giudizio sul comportamento degli italiani rispetto al pericolo Covid? Promossi o bocciati?
«Gli italiani hanno già affrontato una prova molto impegnativa, dimostrando, in occasione del lockdown di marzo e aprile, grande senso di responsabilità e di rispetto per le regole. In tutto il territorio nazionaletra l’11 marzo e il il 1°ottobre, sono stati eseguiti oltre 31 milioni di controlli: quasi 24 milioni hanno riguardato le persone e più di sette milioni e mezzo gli esercizi e le attività commerciali. Soltanto nel mese di settembre, poi, sono state controllate sull’intero territorio nazionale quasi un milione e 700 mila persone e 202 mila esercizi e attività commerciali. Questi numeri proiettati su questo autunno, in cui la diffusione del virus Covid 19 non darà tregua, ci dicono che lo sforzo delle forze di polizia è stato massimo e continuerà ad essere tale anche nei mesi a venire. Tuttavia, i controlli e la prevenzione funzionano se c’è collaborazione e senso di responsabilità da parte dei cittadini. Auspico che gli italiani abbiano imparato la lezione perché ora più che mai bisogna rispettare le regole: per questo i controlli saranno molti rigorosi a partire dall’obbligo di portare con sé e indossare la mascherina quando si esce di casa».

Esclude un nuovo lockdown nazionale? Potrebbero esserci piccole zone rosse?
«Il governo ha messo in campo nuove regole precauzionali sull’obbligo di portare con sé e di indossare la mascherina e ha sollecitato alcune raccomandazioni dirette alla protezione personale e al distanziamento anche in famiglia proprio perché si vogliono evitare, in ogni modo, altre chiusure drastiche, che minerebbero la tenuta delle attività economiche già messe a dura prova dal lockdown della primavera scorsa».

Sul fronte immigrazione, come sta operando il governo e in particolare il Viminale per limitare gli sbarchi di irregolari?
«L’immigrazione è un fenomeno complesso che va governato all’interno di un perimetro di regole certe per chi viene accolto nel nostro Paese. L’immigrazione è un fenomeno non episodico, strutturale, articolato sul piano internazionale, influenzato dalla cicliche crisi economiche – e ora anche dalla pandemia - che non può certo essere cancellato o rimosso con un decreto legge. Per questo dobbiamo lavorare ancora molto con l’Unione europea, per i ricollocamenti dei richiedenti asilo che sbarcano sulle nostre coste e per gli aiuti ai Paesi terzi, e con gli accordi bilaterali con i Paesi di partenza dei flussi migratori per i rimpatri di chi non ha titolo a rimanere in Italia. Nel mese di luglio abbiamo registrato un aumento importante degli sbarchi autonomi dalla Tunisia, dove una gravissima crisi economica sta mettendo in ginocchio anche i ceti medi: dopo due missioni a Tunisi, ho ottenuto dal nuovo governo presieduto da Hichem Mechichi la ripresa dei voli per il rimpatrio di 80 migranti a settimana e, in aggiunta, l’impegno ad effettuare un certo numero di voli straordinari in autunno. A settembre, poi, sono andata anche ad Algeri per sollecitare un altro accordo di riammissione per noi molto importante».

Il governo ha varato le modifiche ai decreti Salvini. Cosa cambia ora?
«Dobbiamo essere rigorosi nel controllo dei flussi immigratori irregolari e molto determinati nel sollecitare accordi di riammissione per i migranti economici che non hanno titolo a rimanere in Italia. Tuttavia, allo stesso tempo, anche per garantire la sicurezza delle comunità e dei territori, abbiamo bisogno di un sistema di accoglienza efficiente, basato sui controlli, articolato in piccoli centri: un sistema di accoglienza capillare e capace, dunque, di dare un nome, documenti, residenza certa e, ove sussistano le condizioni stabilite, una prospettiva di vita nella legalità ai tanti “fantasmi” creati dal drastico ridimensionamento della protezione umanitaria. Dico questo perché il risultato più evidente dei decreti che abbiamo modificato è stata la desertificazione del circuito di accoglienza capillare, controllata e monitorata, finendo per alimentare le file dell’esercito degli “invisibili” e dei “fantasmi” che, spesso, sono anche impiegati al nero nelle città come nelle campagne. Ecco perché – anche sulla scorta delle osservazioni formulate a suo tempo dalla presidenza della Repubblica che ha fatto riferimento, tra l’altro, ai principi costituzionali e internazionali per i casi di rifiuto o revoca dei permessi di soggiorno - si è imposta la necessità di rimodulare e di chiarire le norme sull’immigrazione, puntando anche a una più rigorosa tipizzazione della protezione umanitaria».

L’opposizione di centro destra sostiene che ora ci sarà più insicurezza...
«Il decreto legge, che conferma il testo concordato qui al Viminale dalle forze di maggioranza, non trascura mai la cornice di sicurezza che deve per forza accompagnare tutto il meccanismo predisposto per governare i flussi migratori. Ora viene previsto l’arresto e il rito direttissimo per tutti i reati commessi nei Cpr con violenza alle persone o alle cose. Mentre sul provvedimento di divieto o limitazione del transito e sosta di navi nel mare territoriale vengono cancellate le sanzioni amministrative e così la violazione del provvedimento torna a seguire il regime penale sanzionatorio previsto dall’articolo 1102 del Codice della navigazione: con reclusione fino a due anni e multa elevata nella bozza (si possa dagli attuali 516 euro ad un importo da 10 mila a 50 mila euro). Il provvedimento di limitazione non si applica alle operazioni di soccorso comunicate ai competenti centri di coordinamento e allo Stato di bandiera ed effettuate nel rispetto delle prescrizioni impartite dagli organi competenti».

Ritiene che l'Italia dovrebbe utilizzare i fondi del Mes?
«Il nostro Paese sta attraversando una fase molto delicata in cui tutti dovrebbero capire che nessuno può farcela da solo. Quindi, deve essere utilizzato tutto ciò che serve per aiutare il nostro sistema sanitario ad essere più efficiente. Anche perché avere un sistema sanitario più forte significa avere un Paese più sicuro. Per questo abbiamo bisogno anche del Meccanismo europeo di stabilità».

Quali sono le richieste e le priorità del suo ministero per il Recovery Fund/Recovery Plan?
«Anche i progetti presentati dal ministero dell’Interno seguono due importanti direttrici disegnate per il Recovery Fund: l’innovazione digitale e la rivoluzione verde. Per questo abbiamo dato priorità alla digitalizzazione dei servizi resi ai cittadini e alla formazione del personale addetto; su un altro binario, abbiamo dati priorità al miglioramento dell’efficienza energetica del patrimonio immobiliare del Viminale, ai progetti legati all’efficienza dei centri di accoglienza per i migranti, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico del Fondo edifici di culto».

Pensa che le fibrillazioni nel M5S dopo le Regionali siano un pericolo per la stabilità del governo?
«Io credo che la stabilità del governo dipenda dalle cose che si riescono a fare e per questo, soprattutto in questa fase di emergenza, ora tutte le nostre energie devono essere concentrate sulla sicurezza sanitaria e sulla ripresa economica. Da ministro tecnico, poi, cerco di non entrare nelle dinamiche interne ai partiti».