Lamorgese sui migranti: «Ora una svolta dell'Ue»

14 Giugno 2020
Intervista del quotidiano Avvenire al ministro dell’Interno

di Vincenzo R. Spagnolo

C’è chi, fra i detrattori, parla di «flop». E chi, nelle forze di maggioranza che hanno spinto per l’emersione e la regolarizzazione di braccianti, colf e badanti “in nero”, difende la scelta di legalità.

Per indole e per stile istituzionale, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese non entra in alcuna polemica. E sceglie di parlare attraverso i dati concreti sulle domande finora processate dal Viminale. Le richieste di emersione presentate «sono finora circa 30mila», dice nel colloquio con Avvenire. Fra queste, 22mila sono state già processate e altre 8mila sono in via di elaborazione. La maggior parte non riguarda per ora il settore agricolo, ma il lavoro domestico e l’assistenza alla persona. Lamorgese è impegnata, con tutto l’esecutivo, negli Stati generali.

Mantiene un pacato riserbo sulla deposizione di venerdì a Palazzo Chigi davanti ai pm di Bergamo nell’inchiesta sulle mancate zone rosse a Nembro e Alzano Lombardo.

Il suo sguardo è rivolto in avanti, ai flussi migratori in ripartenza. La lettera appena inviata alla Commissione europea dall’Italia e da altri 4 Stati (Spagna, Grecia, Malta e Cipro) invoca procedure di ricollocamento obbligatorie, anziché trattative affannose ogni volta che una nave salva profughi in mare. E da Roma, il ministro rivolge un accorato appello a tutti i 27 Stati Ue, compresi quelli del “blocco di Visegrad”, invitandoli a impegnarsi «insieme» per una «svolta» sui ricollocamenti e per una riforma efficace del Regolamento di Dublino sulle richieste d’asilo. Ma partiamo dalla regolarizzazione.

Ministro, come valuta finora l’esito delle procedure?
Ricordo che il processo di regolarizzazione e di emersione in agricoltura e nel settore del lavoro domestico, iniziato il 1° giugno, proseguirà fino al 15 luglio. Finora sono arrivate quasi 30mila richieste. In queste prime due settimane, abbiamo registrato una tendenza alla costante crescita del numero di domande, con una spinta maggiore delle pratiche riguardanti colf e badanti. Inizialmente, le richieste giornaliere pervenute al portale del ministero dell’Interno erano un migliaio. Ora sono oltre duemila, tra quelle perfezionate e quelle in lavorazione. Inoltre, il tutorial pubblicato sul sito è stato visualizzato da 72mila persone. Considerato che in Italia una procedura d’emersione non si faceva dal 2012, valuto in maniera assolutamente positiva l’accordo raggiunto nella maggioranza che poi ha dato il via libera al testo sulla regolarizzazione varato dal governo con il “decreto Rilancio”.

Mentre la diffusione del Covid–19 pare scemare d’intensità, le partenze degli scafi con migranti sono riprese, con rischio di naufragi e rinnovato impegno nell’accoglienza...
La pressione migratoria è una sfida epocale, che riguarda l’intera Ue e non solo il nostro Paese. Perciò, abbiamo lavorato intensamente per rendere sempre più costruttivo il confronto con tutti i Paesi membri e con la Commissione Europea, con l’obiettivo di definire una nuova politica migratoria. E non c’è solo una dimensione interna, fatta di nuove regole e ispirata a principi di solidarietà e responsabilità condivisa, ma anche una esterna di dialogo coi Paesi terzi d’origine e transito. Una sfida difficile, che stiamo affrontando con la forza e la serietà delle nostre proposte, attorno alle quali si registrano convergenze, a partire dai Paesi europei del Mediterraneo.

Nell’Ue, il meccanismo di ricollocamento volontario fa non ha mai funzionato appieno. Non è tempo che i governi europei refrattari ascoltino la voce di quelli frontalieri, investiti dai flussi?
Il nostro Paese è stato sempre chiaro nel chiedere il superamento del modello che ha fin qui ispirato la politica migratoria europea. Ma non ci siamo limitati a chiedere. Le nostre proposte si basano sui concreti passi in avanti compiuti con l’accordo di Malta del settembre scorso. Grazie a quel risultato negoziale, che ha visto la Commissione Europea partecipe e concorde, oggi possiamo costruire le premesse per un’ulteriore, significativa tappa.

Quale?
Quella che va nella direzione di un’equa ripartizione delle responsabilità attraverso un meccanismo di ricollocazione obbligatoria. E le nostre richieste vanno oltre. Abbiamo infatti sollecitato la Commissione a un preciso impegno per la realizzazione di linee guida europee in merito alle attività di ricerca e soccorso in mare da parte di imbarcazioni private, al fine di responsabilizzare gli Stati di bandiera e uniformare le specifiche tecniche delle imbarcazioni per la sicurezza della navigazione.

Ci può essere una vera Unione senza un equo meccanismo di burden sharing nell’accoglienza dei migranti? E non è giunta l’ora che l’Ue riveda le procedure di asilo legate al regolamento di Dublino, inefficaci e all’origine dei cosiddetti “movimenti secondari”?
È l’obiettivo su cui stiamo insistendo. L’Italia chiederà che la riforma del sistema comune di asilo sia ispirata ai principi, riportati nell’articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell’Ue, di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità tra tutti gli Stati membri. Dobbiamo attuarli, perché diversamente non è possibile immaginare di costruire un nuovo modello di accoglienza degno dei valori europei e di abbandonare la sterile logica che ruota attorno al binomio “movimenti primari e secondari”.

La strenua opposizione del “blocco di Visegrad” non la amareggia? Certi no, pronunciati per anni, non logorano la tenuta dell’Unione?
Il futuro dell’Unione passa anche da una gestione veramente solidale ed unitaria dei flussi migratori. E noi non abbiamo mai smesso di alimentare il confronto con tutti i Paesi membri e con la Commissione, portando l’esperienza maturata nel difficile ruolo di Paese di prima linea per motivi geografici.

Ritiene di voler lanciare un appello a quei governi?
Di fronte a questa sfida epocale, nessuno può sottrarsi. L’Ue è obbligata a confrontarsi, nel suo insieme, col fenomeno migratorio. E l’efficacia della risposta dipenderà dalla capacità di costruirla senza divisioni ed esitazioni, nella fedeltà a quei valori per cui l’Europa è guardata con ammirazione nel mondo.

Dopo anni di divisioni, si troverà mai una linea comune?
Sono fiduciosa riguardo i risultati che potremmo ottenere. Ed è una fiducia giustificata dalla serietà delle nostre proposte e dalla forza dei nostri argomenti.

Come procedono i rapporti con la Tunisia, rispetto alla questione rimpatri? E con la Libia, dove operano bande di trafficanti, a volte con la complicità di autorità locali? Come potrà l’Ue trovare con quei Paesi accordi efficaci?
I rapporti con i governi del Nord Africa sono costanti, a tutti i livelli. Naturalmente si tratta di un dialogo complesso e articolato che riguarda, oltre i rapporti bilaterali con l’Italia, anche gli intensi legami stabiliti dall’Ue coi Paesi della sponda sud del Mediterraneo. Su impulso del governo italiano, la Commissione europea e la prossima Presidenza tedesca collaboreranno per organizzare una conferenza sul contrasto al traffico di migranti con la partecipazione dei Paesi del Nord Africa. L’iniziativa intende orientare la futura strategia europea, basata anche su strumenti operativi di partenariato con i Paesi terzi, finanziati dall’Unione Europea e volti ad accelerare l’utilizzo di piattaforme di scambio informativo tra forze di polizia e Agenzie europee e a potenziare il ruolo di Frontex.