Lamorgese: «La Ue fermi gli sbarchi dalla Libia. Nuovo patto sui migranti»

24 Marzo 2021
Intervista del quotidiano la Repubblica al ministro Lamorgese

di Alessandra Ziniti

Ministro Lamorgese, siamo a oltre 6.000 sbarchi già a marzo, più del doppio del 2020. Teme una stagione di flussi record?
«Registriamo un aumento dei flussi migratori provenienti soprattutto dalla Libia dove, dopo un lungo periodo di instabilità, si è appena insediato un governo di unità nazionale con l'obiettivo di portare i libici alle elezioni il prossimo 24 dicembre. Ho già preso contatto con il mio omologo libico, Khaled Mazen, e conto quanto prima di incontrarlo. I dati evidenziano l'assoluta urgenza di un intervento concreto dell'Unione europea che preceda gli esiti del complesso negoziato sul patto sull'immigrazione e l'asilo».

Con quale strategia il governo intende affrontare l'estate? Si riparte dal Patto di Malta?
«Certamente. Prima che si concluda la trattativa sul Patto, dobbiamo ripartire dallo spirito di Malta che, da settembre 2019, ha consentito di trasferire in Europa 987 richiedenti asilo, l’89% degli sbarcati in Italia sulla cui ricollocazione hanno dato la loro disponibilità alcuni Paesi membri a noi più vicini, come la Francia, la Germania, la Spagna e il Portogallo. Per questo l’Italia continua a chiedere in tutte le sedi europee di prevedere un meccanismo operativo di solidarietà, sostenuto dai Paesi che più condividono con noi i principi legati al rispetto dei diritti umani, in grado di partire già dai prossimi mesi».

Finora l'Europa ha fatto orecchie da mercante. Il prestigio di cui gode Draghi possa dare una marcia in più?
«In Europa è necessario uno sforzo continuo per trovare il giusto punto di equilibrio tra il pilastro della responsabilità e quello della solidarietà nella gestione dei flussi dei  migranti. L'autorevolezza di cui gode il presidente del Consiglio in tutte le sedi internazionali agevolerà questo difficile percorso».

Gli incontri che ha avuto a Parigi e Atene indicano due punti chiave su cui rilanciare il negoziato. Quali?
«Siamo in una situazione di stallo, molti Stati membri si oppongono ad ogni forma di relocation obbligatoria. In una logica costruttiva, l'Italia ha chiesto la redistribuzione obbligatoria per tutti i migranti sbarcati a seguito di eventi Sar o, quanto meno, per una quota significativa di essi.Su questo schema mi sono confrontata positivamente a Parigi con il ministro Darmanin e presto lo farò con il collega tedesco Seehofer. Ma il risultato più importante lo abbiamo otenuto sabato ad Atene con il documento che i Paesi del Med5-Cipro, Grecia, Italia, Malta e Spagna-hanno inviato alla Commissione europea e in cui vengono cristallizzati due punti fondamentali: il principio di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità e la necessità di istituire un meccanismo europeo gestito a livello centrale per facilitare i rimpatri su richiesta degli Stati interessati».

Resterebbe irrisolto il problema degli sbarchi autonomi che in Italia sono stati predominanti.
«Quello degli sbarchi fantasma è un fenomeno che c'è sempre stato ma cresciuto nell'ultimo anno anche per la crisi economica che ha colpito Paesi come la Tunisia,  determinando la partenza verso l'Europa anche di intere famiglie di un ceto medio impoverito dalla pandemia. Con il gruppo Med5 abbiamo chiesto alla Commissione di potenziare gli accordi di partenariato con i Paesi si origine e di transito dei flussi: in questo modo saremo in grado anche di prevenire la tratta di migranti, la perdita di vite umane e di promuovere rimpatri effettivi. Nei primi mesi del 2021 abbiamo fatto 776 rimpatri, 367 in Tunisia».

Da alcuni mesi lei sta facendo sbarcare i migranti soccorsi dalle Ong senza attendere prima l'impegno dei Paesi europei. Ma i ricollocamenti stanno avvenendo?
«Dopo una prima fase di assestamento dell'accordo di Malta, la richiesta di disponibilità per i ricollocamenti viene inoltrata alla Commissione contestualmente allo sbarco o subito dopo l'arrivo dei migranti in porto. Stiamo facendo il massimo sforzo per far ripartire il meccanismo dei ricollocamenti bloccato anche dalla pandemia».

Matteo Salvini ora chiede un cambio di rotta sull'immigrazione.
«Mi sembra che la Lega, da quando è al governo, abbia compiuto die passi in avanti sui temi europei. Abbiamo bisogno di ogni sforzo possibile, anche esercitando una legittima pressione sui Paesi del "Patto di Visegrad", per far passare a Bruxelles la linea che si basa su un giusto equilibrio tra responsabilità e solidarietà nella gestione dei flussi».

Anche il suo governo non sembra avere un grande feeling con le Ong. Vi eravate seduti a un tavolo lo scorso anno, cosa non funziona?
«Da quando sono ministro dell'Interno non è mai stato interdetto l'ingresso nelle acque territoriali alle navi che avevano effettuato un soccorso in mare ed è sceso a 2,5 giorni il tempo medio che intrcorre tra la prima richiesta di porto sicuro e l'assegnazione della destinazione. Altro discorso riguarda le caratteristiche  e le dotazioni di sicurezza di queste navi che vengono controllate nei porti italiani dalla Guardia costiera e dal ministero dei Trasporti. Non è una questione di feeling ma di rispetto delle regole.Èmia intenzione riconvocare al più presto il tavolo con le Ong per una verifica sull'attuazione del "Codice di condotta».

C'è un grosso problema sulla sanatoria. Sono pochissime le pratiche evase e adesso per queste 207.870 persone in emersione (la più parte badanti e lavoratori domestici) si pone anche il tema urgente della vaccinazione. Avete un piano?
«La gara europea per l'aggiudicazione del servizio, alla quale hanno risposto 20mila candidati, si è conclusa il 22 dicembre e il 14 gennaio è scaduto il termine per le domande. Lunedì sono stati assunti in 62 prefetture i primi 350 operatori interinali, mentre nelle prossime settimane ne arriveranno altri 450 e in seguito sono previste 400 unità destinate alle questure. Esaurito questo percorso obbligato, saremo in grado di velocizzare l'esame delle domande».

Il segretario dem Enrico Letta ha messo lo ius soli in cima al suo programma. Lei che dice?
«Già al termine della scorsa legislatura, la proposta di legge sul cosiddetto "ius soli temperato" approvata dalla Camera si bloccò poco prima di arrivare al Senato. Questo evidenzia quanto un provvedimento considerato di grande rilevanza sociale sia anche divisivo e necessiti, dunque, di un'ampia condivisione in Parlamento per essere approvato».