Rotta balcanica, faro su Trieste. Lamorgese: «La guardia è alta. Soluzioni da condividere con gli amministratori locali. La prima preoccupazione è la sicurezza sanitaria»

8 Settembre 2020
Tema
II capo del Viminale oggi in Prefettura: «Priorità alla sicurezza sanitaria. Aiuteremo i sindaci». Ma la Regione insiste: «Chiudere valichi minori». Intervista al quotidiano Il Piccolo

Oggi in Prefettura a Trieste vertice tra il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese e gli amministratori locali, dalla Regione ai sindaci dei Comuni della fascia confinaria. Si parlerà di rotta balcanica e del continuo flusso di disperati che attraversa la frontiera sul Carso. «Sì a soluzioni condivise - dice il capo del Viminale -. Prima di tutto pensiamo agli aspetti sanitari». Anche in chiave anti-Covid.

Sinani, afghani, paldstani stipati nei cassoni dei camion, nascosti, rinchiusi a decine nei camper provano a passare i confini. Altri a piedi attraversando i boschi dei valichi. Turchia, Grecia, Serbia, Bosnia, Slovenia fino all'Italia, lungo il confine che va da Trieste a Udine. Un itinerario che oggi, oltre all'emergenza immigrazione, porta con sé anche il rischio di contagi da Covid-19. Il numero dei migranti che entrano in Friuli Venezia Giulia ci racconta soltanto di una parte di richiedenti asilo intercettati al confine italo-sloveno rispetto a quelli che riescono a passare. Un fronte caldo giacché non si fermano i quotidiani arrivi dalla rotta balcanica. Il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese sarà oggi in Fvg per incontrare gli amministratori regionali e i sindaci e per discutere con loro di possibili interventi per far fronte al fenomeno dell'immigrazione.

Ministro Lamorgese, durante l'estate ci sono stati molti sbarchi dei quali si è tanto parlato; noi puntiamo l'attenzione sul confine orientale da dove sono entrati migliaia di immigrati. Lei sarà in Friuli Venezia Giulia per ascoltare le richieste degli amministratori locali. Che cosa dirà per rassicurarli? Che cosa si può fare? Il Viminale tiene alta l'attenzione sui flussi dei migranti irregolari in arrivo anche al confine sloveno. Infatti, sono stati rafforzati i dispositivi di controllo in un'ampia fascia di territorio anche con l'ausilio di personale militare e sono continue le interlocuzioni tra prefetti ed amministratori locali per mettere in campo tutte le iniziative necessarie a garantire la sicurezza sanitaria dei cittadini, che per il ministero dell'Interno rappresentano una priorità. È evidente che, con l'emergenza Covid-19, la gestione del fenomeno migratorio, anche in Friuli Venezia Giulia, è aggravata dalle difficoltà organizzative legate all'esigenza di trovare spazi adeguati per garantire l'isolamento e la sorveglianza sanitaria dei migranti in quarantena. 

Qual è il significato della sua presenza in Friuli Venezia Giulia? La mia presenza a Trieste è un doveroso segnale di attenzione ad un territorio che si trova in questo momento ad affrontare in prima linea una particolare pressione migratoria. Incontrerò i prefetti, i vertici della magistratura, anche minorile, e gli amministratori locali per affrontare insieme tutte le questioni che sono state poste in queste settimane. Una questione riguarda gli arrivi dei minori non accompagnati. I sindaci delle quattro città capoluogo le hanno inviato una lettera chiedendo al Viminale una soluzione per l'accoglienza dei minori. 

Che cosa risponde? La competenza in materia di minori non accompagnati è dei Comuni, anche se conosco bene le difficoltà che stanno incontrando gli enti locali, soprattutto i più piccoli, nella gestione del loro isolamento sanitario obbligatorio e peri costi che questo comporta, difficilmente sostenibili per le realtà minori. È necessaria, tuttavia, una maggiore attività propositiva da parte degli enti locali, considerato che nella regione Friuli Venezia Giulia non ci sono progetti SIPROIMI attivi per i minori non accompagnati, che consentono l'accesso a risorse statali messe a disposizione anche grazie a fondi europei. Ministro, i sindaci sono preoccupati. In ogni caso posso assicurare che i sindaci non verranno lasciati soli su questo fronte estremamente delicato. 

Tra gli italiani monta la paura. Quanto è motivata la percezione di un'insicurezza nel nostro Paese? Un tema complesso come quello dell'immigrazione deve essere affrontato con grande equilibrio e senso di responsabilità da parte di tutti i livelli istituzionali. Sono consapevole dei timori espressi dalle comunità locali e per questo ritengo indispensabile stabilire un filo diretto con gli amministratori in modo tale da individuare soluzioni il più possibile condivise, in grado di offrire risposte concrete alle richieste dei cittadini.

In Friuli Venezia Giulia si sono registrati casi di richiedenti asilo in arrivo risultati positivi al Covid. I controlli su chi arriva sono affidabili? Quella della sicurezza sanitaria è la nostra prima preoccupazione. Per questo motivo tutti i migranti in arrivo vengono sottoposti ad un attento screening che comprende anche l'accertamento della positività al Covid-19. Durante questa emergenza sanitaria, in Friuli Venezia Giulia sono stati effettuati 2.594 tamponi, con una percentuale di migranti positivi pari al 2, 5% del totale degli esami eseguiti.

Dopo le fughe dai centri lei ha deciso di impiegare l'esercito. Basterà? E una soluzione che può essere prospettata anche per vigilare sui nostri confini? L'apporto dell'esercito è molto prezioso, in Sicilia come in Friuli Venezia Giulia. Già nei mesi del lockdown, il Viminale ha inviato in Fvg un contingente aggiuntivo di militari destinato ad affiancare le forze di polizia anche nelle operazioni di vigilanza della fascia confin aria: attualmente sono presenti 180 militari a Trieste, 100 a Gorizia, di cui 50 impegnati nella vigilanza del Cara di Gradisca di Isonzo, e 95 ad Udine. 

La rotta balcanica rappresenta un'emergenza? Come si può intervenire? Sono continui i contatti con le autorità slovene con le quali è stata implementata la cooperazione di polizia non soltanto da un punto di vista operativo ma anche investigativo per contrastare le organizzazioni criminali transnazionali che alimentano il traffico di esseri umani attraverso i nostri confini.

E nei territori, in particolare come il nostro dove ci sono caserme inutilizzate ma in alcuni casi diventate centri di ospitalità per immigrati, come si può organizzare l'accoglienza? Quali indicazioni ha dato ai prefetti? In tempi di emergenza sanitaria la disponibilità di spazi ampi e sicuri per l'accoglienza dei migranti durante la quarantena diventa una priorità ineludibile. Ovviamente i prefetti sono quotidianamente impegnati su questo fronte per reperire le strutture necessarie, anche militari, tenendo conto dell'esigenza di salvaguardare la sicurezza sanitaria delle comunità locali interessate. 

Nell'Ue, il meccanismo di ricollocamento volontario non ha mai funzionato appieno. Non è tempo che i governi europei refrattari ascoltino la voce di quelli frontalieri, investiti dai flussi? Sin dal mio insediamento mi sono mossa per chiedere risposte concrete sulla gestione del fenomeno migratorio che è strutturale e riguarda necessariamente l'intera Unione europea. In tutte le occasioni di confronto con la Commissione e negli incontri con i miei omologhi europei, ho sempre sostenuto con determinazione che l'Italia, come tutti i Paesi che condividono una frontiera esterna con la Ue, non può essere lasciata sola.