«Stop al terrorismo con nuovi accordi garantiti dall'Ue»

1 Novembre 2020
Intervista del quotidiano La Repubblica al ministro Lamorgese

La titolare del Viminale chiede di ridiscutere i patti con i Paesi d'origine dei flussi migratori: «Non possiamo abbassare la guardia»

 

di Alessandra Ziniti

Roma - È preoccupata sì, ma non ha nulla da rimproverarsi per quest'altro giovane tunisino sbarcato a Lampedusa ricomparso un mese dopo con un coltello in mano a Nizza per compiere una strage che ha fatto ripiombare tutta l'Europa nell'incubo del terrorismo.

Ministra Lamorgese, Salvini la accusa di essere responsabile. Quello che è accaduto dimostra quanto non riuscire a rimpatriare chi viene espulso dall'Italia possa essere un rischio perla sicurezza?
«Negli ultimi cinque anni abbiamo espulso 502 soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza dello Stato. L'ultimo da Fiumicino, un cittadino tunisino, lo abbiamo espulso una settimana fa. Se Brahim Aouissaoui, l'uomo che ha assassinato tre persone a Nizza dopo essere sbarcato il 20 settembre a Lampedusa, avesse avuto precedenti specifici per terrorismo sarebbe stato immediatamente rimpatriato. Ma non era mai stato segnalato dalle autorità tunisine, al contrario di altri, e il suo nome non era neanche inserito sotto il profilo della sicurezza nei canali di intelligence. Gli sbarchi autonomi sono sempre stati non controllabili. E comunque i rimpatri quest'anno, nonostante il blocco causato dal lockdown e dalle procedure anti Covid 19, sono stati 2.619 di cui 1260 sono tunisini (1032 dal mese di luglio). 
Abbiamo chiesto e ottenuto dal governo di Tunisi un certo numero di voli straordinari di rimpatrio, in aggiunta ai due voli settimanali già a regime da parecchi tempo. Certo, va cambiato qualcosa a livello di accordi: quelli che arrivano te li riprendi tutti. Su questo fronte è necessario lavorare anche con l'Europa per ottenere accordi bilaterali migliori con i Paesi di origine dei flussi migratori». 

C'è da temere una ripresa del terrorismo islamico in Europa?
«In questo momento in cui le energie di tutta l'Europa sono impegnate per combattere la diffusione del Covid non dobbiamo abbassare la guardia. Purtroppo anche in passato sono entrati clandestinamente in altri Paesi europei immigrati precedentemente sbarcati in Italia che poi si sono resi protagonisti di gravi atti terroristici. Per questo dico di mettere da parte tutte queste inutili e sterili polemiche perché in questo momento dobbiamo essere compatti accanto al popolo francese, al quale rinnovo tutta la solidarietà del governo italiano. Quello di Nizza è un attacco all'Europa. L'Italia, per motivi geografici, è la porta d'Europa, e per questo il fronte contro il terrorismo deve essere comune, con uno sforzo sempre più intenso di collaborazione tra tutti i Paesi dell'Unione europea». 

Cosa la preoccupa di più di questo momento?
«È un momento molto difficile, non solo per l'Italia. Mi preoccupano le polemiche di chi soffia sul fuoco e in qualche modo non prende le distanze in modo netto dagli atti di vandalismo e dalle violenze contro le forze di polizia che abbiamo visto a Napoli, Roma, Torino e Milano. Questo è il tempo della coesione sociale, che si attua anche stringendosi intorno alle istituzioni democratiche». 

Lei ha acceso i riflettori anche sulla presenza in queste frange violente di giovani disagiati. A Milano tra i denunciati anche 13 minorenni. Una generazione che sta manifestando tutta la sua rabbia come ha dimostrato I' estate di risse e di episodi di violenza.
«C'è, tra i più giovani, una disposizione alla violenza e al non rispetto di alcuna regola di convivenza democratica che ci deve far riflettere anche in termini di azioni preventive. II fenomeno è emerso in particolare a Milano e a Torino, nelle cui periferie vivono molti stranieri di seconda e terza generazione che, insieme a coetanei italiani, hanno anche saccheggiato i negozi». 

Che Italia vede oggi dal Viminale?
«L'emergenza dovuta alla diffusione del Covid 19 ha cambiato profondamente i comportamenti individuali e collettivi. E lo Stato è dovuto intervenire per far rispettare i provvedimenti restrittivi varati dal governo anche con un'opera di convincimento che non è sempre stata facile. Inoltre, con la seconda ondata di contagi, si è registrata un'intensificazione delle legittime manifestazioni di dissenso che però sono state sfruttate e infiltrate in alcuni casi da frange violente e estremiste che nulla hanno a che vedere con le rivendicazioni della categorie economiche colpite dalla crisi: e, anche in questo caso, le forze di polizia sono state chiamate ad esercitare con molto equilibrio il controllo del l'ordine pubblico ». 

Gli italiani alle prese con le "raccomandazioni" sui comportamenti privati, come li vede? E ora ci sono anche i disubbidienti... 
«Gli italiani che appartengono alle categorie economiche più colpite dalla crisi, che a marzo hanno affrontato con molta energia la prima ondata del virus, ora sono stanchi e sfibrati dalle incertezze. Non dobbiamo sottovalutare questi segnali di insofferenza. Per questo la prima preoccupazione del governo è quella di non lasciare indietro soprattutto chi sta perdendo di più in questo momento. Però tutti dovrebbero comprendere che, in questa fase della pandemia, non osservare le prescrizioni di sicurezza provoca un danno immediato perla salute a noi stessi e ai nostri cari». 

Finiremo in lockdown anche noi?
«Questo dipende dall'andamento della curva epidemiologica che è influenzata dai comportamenti individuali e collettivi. Il lockdown è l'estrema ratio».

Qual è stato il momento più difficile da quando è ministro?
Con tutto quello che sta succedendo, non c'è un solo giorno che non sia difficile. Lavorare più di 12-13 ore al giorno e anche la notte con il telefono che squilla è la normalità. Ma c'è poco da lamentarsi perché è un dovere di tutti impegnarsi al massimo in questo momento difficile per il Paese. E tornare al Viminale, la mia amministrazione per quaranta anni, è stata l'emozione più grande».